PENSIONATI VENETI NEI TERRENI CONFISCATI ALLA MAFIA. CON LORO CENTINAIA DI GIOVANI PER TESTIMONIARE L’IMPEGNO CONTRO LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA.

Una cinquantina di pensionati aderenti allo Spi Cgil del Veneto saranno impegnati fino a settembre  come volontari nel progetto “Campi Antimafia 2015”,  un’iniziativa che si svolgerà in tutta Italia nei terreni e nelle proprietà confiscate alla criminalità organizzata.

I progetti più impegnativi – informa un comunicato dello Spi Cgil regionale – li vedranno operare al fianco di centinaia di giovani nei campi di Santa Maria la Fossa, in provincia di Caserta e in Calabria, a Isola di Capo Rizzuto e Polistena, per complessivi 5 campi di una settimana ciascuno di lavoro. Per il secondo anno i volontari veneti faranno parte anche di un gruppo nazionale impegnato nel campo di Corleone, in provincia di Palermo.

Due, invece, gli appuntamenti nella regione. Interessano i tre campi di Erbè (Verona, 25 luglio/3 agosto, 4/13 agosto e 22/31 agosto) ed il laboratorio “Il giardino della legalità” di Campolongo Maggiore (Venezia, 31/8 settembre) nella villa confiscata al boss della mala del Brenta Felicetto Maniero. Ad Erbè i volontari Spi aiuteranno i boyscout nella gestione di una struttura composta da un fabbricato con 40 posti letto e un terreno di circa 2 ettari recentemente piantumato con oltre 150 essenze.

“Attraverso attività di formazione e lavoro – spiega Danilo Toccane, coordinatore del progetto per lo Spi Veneto – sperimenteremo l’utilizzo del lavoro manuale e agricolo quale veicolo per avvicinare i giovani, e non solo, alle tematiche dell’antimafia e della legalità democratica.

Spesso la confisca di beni e terreni alla mafia e a tutte le forme di criminalità organizzata  si trasforma in un dramma per la comunità, con centinaia di famiglie in grande difficoltà per la perdita del lavoro. Una circostanza che porta alla convinzione, sbagliata, che con la mafia si lavora, con lo Stato no. Da qualche anno a questa parte, però, anche se con difficoltà, si sta assistendo ad una inversione di tendenza, grazie all’assegnazione dei beni sequestrati a gruppi di lavoro, ad istituzioni pubbliche o associazioni private che, in attesa della definitiva confisca e conseguente destinazione, intervengono per mantenere vivi i terreni, attive le fabbriche e le attività artigianali”.

I beni che vengono assegnati sono ancora pochi e l’assegnazione avviene spesso dopo molto tempo dall’effettivo sequestro e non è raro assistere anche al fallimento delle cooperative di lavoratori cui l’attività stessa viene assegnata.

“C’è la necessità di un sostegno concreto – insiste Toccane – per dare respiro e speranza a chi, dopo aver perso il lavoro si rende disponibile per non far morire terreni e aziende. Per questo il sindacato dei pensionati è impegnato in questo progetto, per chiedere un intervento forte dello Stato e delle istituzioni a tutela di beni che, se coltivati e ben amministrati, una volta confiscati diventano una risorsa preziosissima per tutti”.