FINANZIAMENTI EUROPEI PER LE INFRASTRUTTURE. LA REGIONE TRAGGA INSEGNAMENTO DAI CRITERI ADOTTATI.

La Commissione Europea ha definito il 29 giugno la lista dei progetti assegnatari della prima tranche da 13,1 miliardi di euro (su 26 miliardi totali) dei fondi 2014 – 2020 per le infrastrutture CEF (Connecting Europe Facility) di valenza europea. L’approvazione formale avverrà il 10 luglio con la riunione del Comitato CEF, dopo di che l’Agenzia INEA potrà firmare le convenzioni con i soggetti beneficiari rendendo disponibili i finanziamenti.

L’Italia ha ottenuto finanziamenti per 1.158 milioni di euro (15 interventi), pari a circa metà della richiesta (2,47 miliardi di euro). Tra questi, quelli che impattano sul Veneto sono: 590 milioni di euro per il tunnel ferroviario del Brennero; 3,4 milioni di euro per sviluppo tecnologia (gru a portale) all’interporto di Padova; 9,2 milioni di euro per migliorare la navigabilità del Po.

“Dalle scelte delle Comunità Europea – osserva la Filt del Veneto – si possono ricavare alcune utili indicazioni anche per i decisori domestici, sperando che la promessa “discontinuità” del presidente della Giunta Regionale sia praticata e non sia buona solo per le campagne elettorali.

L’Europa ha finanziato principalmente corridoi ferroviari europei. Forse sarebbe tempo che si mettesse mano alla programmazione regionale puntando in modo più deciso e intelligente sullo sviluppo del trasporto ferroviario internazionale, sia per le merci che per i passeggeri. Invece si continua a perseguire, al di là delle evidenze di crisi, il modello autostradale e stradale. Chiederemo al nuovo assessore alle infrastrutture e trasporti alcuni impegni di discontinuità reale rispetto alla politica regionale perseguita nel ventennio precedente. Il raddoppio del collegamento ferroviario Verona–Monaco dovrebbe costituire l’occasione per un ridisegno delle modalità trasportistiche regionali con una scelta mirata a favore dei collegamenti ferroviari tra le città e i principali centri di attività (aeroporti, porti, interporti).

L’Europa finanzia modelli operativi centrali di movimento merci. Lo stanziamento per l’interporto di Padova è poca cosa ma fa ben comprendere qual è, a livello sovranazionale, il pensiero operativo. In luogo della politica affari regionale che aveva promesso centri intermodali e interporti per ogni provincia veneta, l’ Europa punta a polarità capaci di fare servizi innovativi, massa critica, disponibilità ampia e ben regolata. Abbiamo sempre ripetuto che si deve saturare l’esistente puntando a modelli baricentrici rispetto al territorio e alle vocazioni. Padova, Venezia, Verona sono i poli logistici di questa strategia se puntiamo a migliorare i collegamenti con porti e siti di valenza europea.

L’Europa finanzia modelli di trasporto alternativi alla gomma. Lo stanziamento alla navigabilità del Po da Venezia a Cremona permette di costruire un’alternativa al solo modello autotrasporto su gomma. Nei mesi scorsi abbiamo insistito sulla necessità che il Veneto metta mano alle due grandi incompiute regionali: SFMR e asta fluvio-marittima. Sull’ asta fluviale del Po abbiamo redatto un documento (vi si rilevano secche, luci dei ponti, conche di navigazione, bacini di movimentazione, banchine, spintori, chiatte, materiali indispensabili per il trasporto) che richiede una decisa marcia per offrire uno sviluppo più equilibrato e rispettoso dell’ambiente e dell’economia locale.

L’Europa indica che occorre operare a monte le giuste scelte, selezionando i progetti meritevoli, evitando di presentare centinaia di progetti la cui certificazione costi benefici è assente o sovrastimata.

Bene che si pongano limiti sulla quantità di porti, aeroporti, interporti, strade, strutture infrastrutturali limitandosi alle opere di cui c’è effettivamente bisogno. Vale per tutto il paese che ha molte strutture costruite per il capriccio politico e incapaci di reggere la sfida della competitività e del mercato. Evitiamo per una volta di assecondare interessi che prescindono dai flussi trasportistici reali”.