ASSOCIAZIONI DEI MEDICI E DEI CITTADINI CRITICI CIRCA L’ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI SOCIOSANITARI VENETI

Non solo il sistema è inadeguato, ma manca il personale e ci sono forti differenze tra i vari territori. Per questo si rivolgono ai candidati regionali.

Questo il testo inviato:

“Le seguenti associazioni per la tutela della salute dei cittadini Aitsam, Cittadinanza Attiva, insieme alle  organizzazioni sindacali Aaroi Emac, Anaao, Anpo, Cimo, Cisl Medici, Fp Cgil Medici, Fvm e scientifiche esprimono la loro preoccupazione riguardo l’assistenza sanitaria territoriale nella Regione Veneto. Ciò in relazione all’intera organizzazione strutturale dei servizi che, decantati in teoria nel PSSR, nella realizzazione concreta risultano depotenziati dagli atti aziendali.

Poiché la prevenzione, come  modalità di approccio alla Salute anziché alla malattia, è propria  della Riforma Sanitaria attuata nell’ambito dei Dipartimenti di Prevenzione delle ULSS, l’organizzazione periferica richiede un forte coordinamento regionale per garantire a tutto il territorio l’omogeneità nell’erogazione dei servizi.

La qualità dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria, soprattutto nelle patologie croniche che comportano un elevato carico sociale, non può prescindere da una modalità di risposta dei servizi che tenga conto di una complessità sia strutturale che funzionale.

Tutto ciò presuppone un nuovo ruolo dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, una riqualificazione della specialistica ambulatoriale e la costruzione di una rete integrata di servizi e strutture che da soli i medici di medicina generale non potranno governare.

All’ interno di questa rete ci deve essere, oltre al medico di medicina generale, un efficiente sistema che garantisca le cure domiciliari, un’ adeguata assistenza alle famiglie, l’attivazione di posti letto di comunità in grado di permettere la dimissione dall’ Ospedale a quei pazienti che non sono più in fase acuta ma che per vari motivi non possono essere riaccolti a domicilio, ed inoltre una ridefinizione delle strutture semiresidenziali e residenziali.

Mentre, di fronte a tale complessità, sarebbero indispensabili il coinvolgimento di tutte le figure professionali e un’ articolazione organizzativa in grado di rispondere efficacemente ai complessi bisogni di salute della popolazione, la Regione procede nella direzione opposta.

Sta infatti operando una riduzione dei Distretti e delle strutture complesse dei SERD e dei DSM, discostandosi, fra l’altro, in maniera significativa dai suoi stessi atti programmatici in tema di salute mentale (DGR 1616/08, DGR 651/10 e segg.) e non garantisce una adeguata copertura degli organici essenziali nei servizi di tutela della salute mentale dell’infanzia e dell’età adulta, nei servizi per le dipendenze e nei distretti.

In secondo luogo, vengono utilizzati parametri e modalità di riorganizzazione dei servizi differenti fra i vari territori del Veneto, come rilevabile dalle schede ospedaliere: diversità inspiegabili che non garantiscono parità delle cure ai cittadini veneti.

Ovvia conseguenza di tale politica non potrà che essere l’impoverimento della risposta territoriale, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, con il conseguente aumento dei ricoveri e, quindi, dei costi.

Poiché ognuno di noi lavora con la propria specificità, per garantire ai pazienti il diritto alla salute ed alla qualità delle cure, su queste importanti tematiche chiediamo dei concreti impegni ai candidati regionali”.