SCIOPERO E MANIFESTAZIONE DEI LAVORATORI DELLE POSTE

Sciopero e manifestazione regionale a Mestre oggi, 4 novembre, dei lavoratori delle poste per fermare la privatizzazione dell’azienda e difendere il lavoro.
Lo hanno indetto Slp-Cisl, Slc-Cgil, Failp-Cisal, Confsal.Com e Ugl-Com, preoccupate per i processi in corso che portano allo smantellamento di quella fitta rete postale così importante per il territorio, soprattutto nelle aree più marginali, e che mettono in discussione l’unitarietà dell’azienda oltre alla stessa occupazione.

Questo il tema dominante degli slogan e delle parole d’ordine lanciati dal corteo di Mestre cui hanno partecipato lavoratori di tutto il Veneto e del Trentino Alto Adige. La manifestazione si è snodata lungo Via Torino ed è sfociata davanti all’Edificio Direzionale delle Poste dove hanno parlato il Coordinatore Nazionale di Settore SLC-CGIL, Alessandro Chiavelli, ed il Segretario nazionale SLP-CISL, Fabio Colombo.

“A pochi mesi dal primo collocamento azionario di oltre il 30% effettuato ad ottobre 2015 – recita una nota del sindacato – la decisione del Consiglio dei Ministri di quotare in Borsa un ulteriore 29,7% e di conferire a Cassa Depositi e Prestiti il rimanente 35% del capitale, con l’uscita definitiva del Ministero dell’Economia dall’azionariato di Poste Italiane, muta completamente gli assetti societari e il controllo pubblico in Poste Italiane.
Questa privatizzazione – secondo le organizzazioni sindacali – ha il solo fine fare cassa e recuperare qualche miliardo di euro per incidere in quantità insignificante sul debito pubblico, ma non tiene in considerazione il ruolo sociale svolto da Poste Italiane sull’intero territorio”. Già ora si assiste a chiusure di Uffici e al recapito della corrispondenza a giorni alterni, “compromettendo la qualità del servizio offerto e la garanzia del servizio universale”, mentre dal 2002 ad oggi – rimarca il sindacato – Poste Italiane “ha sempre avuto bilanci positivi e ha versato consistenti dividendi al Ministero del Tesoro, azionista di riferimento”.

Lo sciopero ha riguardato anche problematiche aziendali, quali la non applicazione del piano industriale che prevedeva investimenti e servizi innovativi, la riorganizzazione del recapito avvenuta a suon di tagli della qualità, le carenze di addetti, le continue pressioni commerciali in Mercato Privati e la finanziarizzazione sempre più spinta dell’azienda.