LEGALITÀ: CGIL CISL UIL DEL VENETO PIENAMENTE IN CAMPO

Con un convegno regionale a Mestre Cgil Cisl Uil del Veneto hanno affrontato la questione dell’illegalità, un problema presente, e non in modo marginale, anche nella regione.

“Esso – ha detto nell’introduzione ai lavori Elena Di Gregorio, Segretaria Generale della Cgil del Veneto – costituisce un vero e proprio gap nei confronti di altri paesi con cui condividiamo rapporti di scambio e che ci penalizza sia nello sviluppo economico che nella vita sociale e civile”.
Per questo, come è stato evidenziato, per il sindacato confederale la legalità “è un terreno di iniziativa di grande rilevanza, trasversale a tutti gli ambiti dell’azione di rappresentanza, tutela e contrattazione. Una delle condizioni primarie per garantire buona occupazione, diritti, dignità e valorizzazione del lavoro”.

La relazione di Elena Di Gregorio

La riflessione, cui, oltre alla Di Gregorio, hanno dato vita con contributi interessanti e costruttivi Rosy Bindi, Presidente della Commissione Parlamentare antimafia, Gerardo Colamarco (Uil Veneto), Onofrio Rota (Cisl Veneto), Andrea Cereser (Avviso Pubblico); Renzo Mazzaro (giornalista), Manuela Lanzarin (Giunta regionale), Luigi Lazzaro (Legambiente veneto), Roberto Tommasi (Libera) Davide Vecchiato (Arci Veneto), ha spaziato su un ampio spettro di tematiche legate al contrasto all’illegalità, a partire dalla lotta alla criminalità organizzata, alla lotta alla corruzione e alla concussione, all’affermazione della legalità economica e nel lavoro.

Nel Veneto le organizzazioni criminali hanno trovato un certo spazio non solo inserendosi nelle difficoltà create dalla crisi ma anche grazie alla contiguità con attività economiche che operano sfruttando i margini di guadagno prodotti dal mancato rispetto della legge: ad esempio in materia di ambiente, tutela del territorio ed urbanistica.

A fronte di ciò vi sono positivi esempi di recupero ed uso pubblico dei beni confiscati, la concessione a cooperative di giovani di attività e dei beni confiscati ed iniziative di educazione e formazione alla legalità a partire da quelle svolte nelle e con le scuole.
È indispensabile però – ammonisce il sindacato – che la denuncia pubblica delle infiltrazioni mafiose rimanga forte e decisa, che coinvolga tutti i media e le rappresentanze istituzionali e sociali, evitando quella pericolosa disattenzione o indifferenza che affida ai soli “addetti ai lavori” e alle “istanze preposte” l’azione di contrasto.
Nella vita della regione sono emersi come fenomeni preoccupanti e tutt’altro che marginali fatti di corruzione e concussione (basti pensare al Mose). Il sistema tangentizio non si limita però ad interferire sulle grandi opere ma trova riscontri anche in appalti di più modesta entità fino a “diventare una collaudata rete di controllo territoriale nella quale confluiscono ed interagiscono imprese, amministratori locali e rappresentanti dello Stato”.

Secondo Cgil Cisl Uil l’azione di contrasto messa in campo a livello nazionale con l’istituzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e con le revisione della normativa sugli appalti pubblici, deve trovare un corrispettivo impegno degli attori locali, ad esempio mettendo fine alle gare al massimo ribasso e introducendo il vincolo della clausola sociale anche nei casi di cambio di appalto o subappalto.
Ai soggetti istituzionali e sociali locali è chiesto di farsi promotori di una grande operazione di trasparenza nella allocazione e gestione della spesa pubblica anche attraverso una semplificazione e unificazione delle stazioni appaltanti e nel monitoraggio dei subappalti e delle esternalizzazioni.
Criminalità organizzata, corruzione e concussione vanno spesso a braccetto con la illegalità economica e quella sul lavoro con influenza negative sulla qualità dello sviluppo.
Cooperative fasulle, contraffazione del made in Italy, frodi alimentari da una parte, lavoro nero, sfruttamento dei lavoratori più deboli, artigianato spurio, uso illegittimo dei voucher dall’altra ne rappresentano l’espressione più marcata e diffusa, che ruota nel circolo vizioso assieme alla evasione fiscale e contributiva.
Anche nel contrasto a questi fenomeni non mancano in Veneto esperienze positive come quella avviata dal settore calzaturiero del Brenta e del Vetro di Murano.
Molto di più – dice però il sindacato – può essere fatto contro il lavoro nero se l’attività di controllo e repressione venisse svolta in modo coordinato da tutti gli enti e le autorità competenti in materia.

In conclusione, il sindacato Confederale del Veneto ritiene che l’illegalità vada contrastata con determinazione agendo su diversi versanti: patti antievasione; protocolli sulla definizione dei bandi di gara sugli appalti; accordo con gli organi di vigilanza per segnalazioni sensibili; costituzione di comitati provinciali sulla legalità; accordi sulle esternalizzazioni, sub appalti e sul rispetto delle clausole sociali; accordi di distretto sulla tracciabilità delle produzioni; reale accesso a tutti gli atti pubblici amministrativi per la trasparenza nella gestione della spesa e degli investimenti pubblici o affidati dal pubblico.

Cgil Cisl Uil propongono un Patto regionale per la Legalità che, dicono, “non è un concetto astratto, non è solo un’esigenza irrinunciabile di etica e civiltà. È una condizione indispensabile per garantire la salvaguardia del bene comune, uno sviluppo sostenibile e di qualità, un sistema di competizione e concorrenza regolato e corretto, la tutela delle condizioni di lavoro, dei diritti e della salute dei lavoratori e dei cittadini, le risorse necessarie per le infrastrutture e i servizi pubblici essenziali”.

Su questa base hanno prodotto un documento da sottoporre a tutti gli interlocutori.

Questo il testo della proposta sindacale