AUTONOMIA NEL SETTORE ISTRUZIONE: BOCCIATURA DALLA FLC CGIL

La Flc Cgil (sindacato Scuola, Università, Ricerca) del Veneto esprime una bocciatura senza appello al passaggio dell’istruzione alle dirette competenze della Regione, nell’ambito della proposta di legge sull’autonomia del Veneto. Lo afferma un ordine del giorno votato dal comitato direttivo regionale che ha affrontato un dibattito approfondito sulla questione.

“La non condivisione col progetto autonomista – spiega il Segretario regionale Marta Viotto – riguarda tutti i temi oggetto della proposta: dalle norme generali dell’istruzione, alla disciplina relativa al personale delle istituzioni scolastiche, alle ulteriori competenze regionali in materia di istruzione e di ricerca scientifica tecnologica nel raccordo con il sistema universitario, fino allo stesso sistema di valutazione”.

Anche se il richiamo è all’articolo 117 della Costituzione in materia di legislazione concorrente, è evidente – dice la Flc – che una proposta così formulata porterebbe ad un totale controllo regionale del sistema educativo pubblico, dall’istruzione, alla formazione professionale, all’università.
Un’operazione di questo tipo, per la quale non si ravvisa nessuna motivazione, porterebbe solo a rompere l’equilibrio nazionale sul godimento di un diritto fondamentale. Inoltre se si arrivasse a legislazioni regionali differenziate si creerebbero percorsi formativi e programmi non omologhi all’interno del paese e nascerebbero problemi alla stessa mobilità di studenti e docenti nel territorio nazionale.
“Affrontare il controllo dei processi di valutazione, dei contratti del personale, del controllo degli organi collegiali territoriali e di molte competenze oggi affidate agli Uffici Scolastici regionali – dice Viotto – vuol dire concorrere a far saltare il patto di solidarietà nazionale, aggredendo il ruolo e la funzione dei contratti nazionali come elementi unificanti dei diritti dei lavoratori”.
Quanto al senso dell’operazione, più che la “finalità nobile del miglioramento dell’offerta formativa”, si ravvisa l’idea di avere a disposizione maggiori risorse (come previsto dall’articolo 2).

Insomma, secondo la Flc, nella proposta “non c’è nessun motivo condivisibile che possa giustificare lo strappo con le indicazioni ed il contratto nazionale, mentre c’è un rischio potenziale che si generino una riduzione dei diritti alla persona e del diritto ad avere un sistema dell’istruzione uniforme”, oltre ad un maggiore centralismo regionale in contrasto con l’autonomia affidata alle singole istituzioni scolastiche.
“A nostro modo di vedere – conclude la Flc – appare chiaro che lo scopo è quello di avere il controllo sull’orientamento ideologico della formazione attraverso il controllo del personale, con un’operazione di un evidente neocentralismo regionale senza argini, contro il principio dell’unità e indivisibilità della Repubblica (art. 5 della Costituzione”

L’ordine del giorno della Flc del Veneto

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