A 50 ANNI PRECARI CON 400 EURO AL MESE

Negli uffici giudiziari operano da anni 70 tirocinanti le cui sorti sono del tutto aleatorie. Si tratta di lavoratori cinquantenni, espulsi da aziende in crisi, entrati nel 2010 come Lsu (lavoratori socialmente utili), quindi inseriti in un Progetto Formativo, poi in un Progetto di perfezionamento ed, infine, vincitori di una selezione ministeriale per accedere all’Ufficio di Processo con una retribuzione di 400 euro al mese. Ma è vita questa?

E poi, che ne sarà di loro a fine novembre con la conclusione dell’attuale tirocinio? Perché non riconoscere dignità a queste persone che hanno acquisito professionalità e il cui lavoro è apprezzato e riconosciuto dagli stessi dirigenti?
Intanto un accordo tra Governo e Regione che assegna temporaneamente 70 dipendenti regionali agli stessi uffici giudiziari accende i riflettori su una situazione che sta diventando sempre più preoccupante.
Il caso viene presentato in una lettera aperta al Ministro della Giustizia, al Governatore della Regione, al presidente della Corte d’Appello e al Procuratore Generale della Repubblica dalla Segretaria regionale della Fp Cgil, Assunta Motta, che chiede una soluzione concreta per dare a questi lavoratori l’opportunità di essere finalmente contrattualizzati.

 

Questo il testo della lettera aperta:

“In questi giorni è stato sottoscritto un Protocollo tra: il Ministro della Giustizia, il Governatore della Regione Veneto, il Presidente della Corte d’Appello e il Procuratore Generale per “rinforzare” gli organici del Ministero della Giustizia in Veneto. Si tratta di un accordo che prevede l’assegnazione temporanea di dipendenti regionali (circa 70) che lavoreranno presso gli uffici giudiziari, per sopperire alla grave carenza di organico, per un periodo di 12/18 mesi, con spese a carico della Regione.

Segnaliamo con forza che proprio presso gli Uffici giudiziari veneti operano, da vari anni, lavoratori tirocinanti provenienti da aziende in crisi che hanno perso, dopo anni di lavoro in vari settori, la propria posizione professionale e reddituale.
Nel 2010/2011, in forma volontaria o su chiamata da parte del Centro dell’impiego, durante il periodo di cassa integrazione e poi con la mobilità, i tirocinanti hanno prestato servizio presso gli uffici giudiziari come LSU (Lavoratori Socialmente Utili). Nel 2013 hanno aderito ai Progetti Formativi finanziati dal Ministero della Giustizia e terminati nel 2014. Nel 2015, in attuazione di quanto previsto dall’art.7 del decreto interministeriale del 20 ottobre 2015, pubblicato sulla G.U. N.257 del 4 novembre 2015, sono stati vincitori della selezione Ministeriale per accedere all’Ufficio per il Processo. In tutta Italia erano 2.500; in questa selezione ne sono passati solo 1.502, ma alla fine il numero si è ridotto a 1.115 e in Veneto sono circa 70. Il percorso di questi lavoratori è stato molto travagliato: LSU, Progetto formativo, Progetto di perfezionamento, Ufficio del Processo. In totale sono quasi 6 anni che operano nelle cancellerie dei tribunali veneti. Purtroppo, anche per l’ultimo percorso il Ministero ha precisato che il Progetto non determina l’insorgere di alcun rapporto di lavoro, subordinato o autonomo, con il Ministero stesso, né obblighi previdenziali.
Quindi, nessuna possibilità di stabilizzazione o di assunzione e, per di più, il Ministero ha informato, a mezzo Circolari, che i progetti formativi in atto non possono essere cumulati ad altri o con prestazioni lavorative.
Dunque un’Amministrazione che precisa dettagliatamente regole, vincoli ed esclusività nei confronti di questi lavoratori che hanno accettato € 400,00 mensili pur di non sentirsi, ancora una volta, esclusi dal mondo del lavoro, avendo un’età per la quale sono troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per l’attuale mercato del lavoro.
In questo periodo i lavoratori hanno apportato un aiuto considerevole per un’Amministrazione che soffre una importante carenza di organico. Ora, dopo un lungo periodo di precarietà, sono a disposizione e pronti per proseguire il loro lavoro nelle cancellerie. Sarebbe assurdo e illogico perdere queste risorse già formate in un momento storico di sofferenza economica e sociale, come quella che stiamo vivendo, e in considerazione che anche per il prossimo anno l’Amministrazione subirà una ulteriore carenza di organico per il pensionamento di un numero consistente di personale giudiziario.
Nel corso di quest’anno si è assistito alla mobilità verso il Ministero Giustizia di personale proveniente da Provincia, Croce Rossa, ma dei lavoratori tirocinanti non si parla, eppure negli uffici sono presenti, silenziosi e in carne ed ossa….
Più volte abbiamo sentito dichiarazioni del Ministro che esprimeva la volontà di non abbandonarli. Ora con la Regione ha sottoscritto l’accordo per acquisire, pur provvisoriamente, alcuni lavoratori regionali.

Dunque, alla luce dell’intesa già raggiunta qualche giorno fa e della evidente sintonia delle parti firmatarie che mira al buon funzionamento della PA, chiediamo che ai tirocinanti sia riconosciuta dignità. Una soluzione potrebbe essere l’esigibilità concreta del percorso che la Regione stessa, nell’incontro tenuto con la scrivente a settembre 2015, si era formalmente impegnata ad intraprendere, con il reperimento di Fondi Europei -nell’ambito della programmazione FSE 2014-2020, investimento giustizia civile- per possibili soluzioni finalizzate a garantire continuità e stabilità, anche attraverso diverse forme di rapporto lavorativo, ai circa 70 Tirocinanti Veneti. Ciò anche alla luce del fattivo contributo portato proprio da questi lavoratori all’interno delle Cancellerie, riconosciuto dagli stessi Dirigenti, anche attraverso comunicati scritti alle funzioni d’interesse.
La soluzione prospettata dal Ministro del prossimo concorso nazionale, al quale solo coloro che avranno i requisiti saranno ammessi e messi in competizione -con un semplice “Titolo di Preferenza” ottenuto dopo 6 anni di lavoro- a 50 anni, contro migliaia di giovani concorrenti freschi di laurea…, non può essere l’unica soluzione. Serve anche un intervento “ad hoc”.
Non vorremmo che a fine novembre, con la conclusione dell’attuale tirocinio, la strada di questi lavoratori fosse il baratro. Nell’ultima Legge di stabilità si prevede una probabile proroga del Tirocinio ma non si può vivere di tirocinio, senza tutele, senza previdenza, senza alcun diritto e con 400,00 euro mensili.
Per questi lavoratori è indispensabile individuare soluzioni dignitose, immediate e concrete che diano loro l’opportunità di essere contrattualizzati, sentendosi finalmente lavoratori a tutti gli effetti”.