TERMOMECCANICA VENETA. AVVIATO IL CONFRONTO AL MiSE

La situazione si fa di giorno in giorno più drammatica. Giovedì 7 i lavoratori della Ferroli si sono recati in corteo fino alla statale 11.

Dopo quasi un mese di presidio davanti all’azienda i lavoratori della Ferroli di san Bonifacio il 7 maggio, sono scesi in strada fino alla statale 11 per esprimere tutta la loro preoccupazione, la rabbia, il disappunto a fronte di una situazione che vede la fabbrica piena di ordini ma non in grado di lavorare per mancanza di liquidità e che ora si aggrava con il mancato pagamento della retribuzione di aprile mentre è già in atto la cassa integrazione.

Intanto nel pomeriggio della stessa giornata si è tenuto un incontro al ministero dello Sviluppo economico sulle prospettive del settore della termomeccanica veneta, come sollecitato da tempo dal sindacato.

“Le difficoltà in cui versano le principali aziende (Riello, Ferroli, Sime) – riferisce un comunicato della Fiom nazionale – sono state al centro di una prima valutazione tra i dirigenti del Mise, i rappresentanti nazionali e territoriali di Fim, Fiom e Uilm e i delegati di fabbrica.

Dall’ incontro è emerso un primo importante elemento di valutazione comune e cioè che la prospettiva possibile va individuata nella direzione di costituire un polo, una filiera della termomeccanica tra imprese che, pur presentando una diversa situazione di partenza, sono accomunate da una forte sofferenza finanziaria, ma anche da una potenzialità produttiva testimoniata da ordinativi attualmente fermi in ragione di una perdurante stretta creditizia. Si tratta quindi di indicare una scelta di politica industriale credibile ed allo stesso tempo di individuare strumenti e soggetti in grado di finanziarla e di fornire certezze di lungo periodo.

Il MiSE ha confermato che tra luglio e settembre si concluderà l’iter di costituzione della società a sostegno dei processi di risanamento e ristrutturazione delle imprese che potrebbe avere un fondo di dotazione tra 1 e 1,5 milioni di euro e a cui parteciperà con una quota di minoranza anche la Cassa depositi e prestiti.

La condivisione di uno scenario di prospettiva – prosegue la notra della Fiom – si scontra però con le drammatiche urgenze del presente. Fim, Fiom, Uilm e le Rsu hanno infatti sottolineato come la situazione diventi ogni giorno più insostenibile per i lavoratori sui quali si scarica tutto il peso di scelte inaccettabili della riduzione dei salari operata con la disdetta di tutta la contrattazione aziendale prima e con la difficoltà persino ad erogare le spettanze arretrate poi.

Per queste ragioni Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto una riconvocazione del tavolo ministeriale in tempi rapidissimi alla presenza anche delle aziende per appurare se, oltre ad una disponibilità sulla prospettiva, esista anche la possibilità di ripristinare una condizione di sostenibilità salariale, di sostegno al reddito nella fase di transizione.

Oltre alla disponibilità del miSe va sottolineata quella delle istituzioni regionali e locali e dei parlamentari a cui Fim, Fiom e Uilm chiedono di intensificare gli sforzi perché per la prossima settimana si riconvochi il tavolo ministeriale e si cominci a ricercare, con le imprese principalmente interessate, una soluzione per l’ immediato e per le prospettive del settore della termomeccanica veneto”.