Rispetto per la memoria di Cloe Bianco e lotta per i diritti civili 

Dichiarazione di Tiziana Basso, segretaria generale Cgil Veneto 

La morte di Cloe Bianco, che ha deciso di togliersi la vita per le intollerabili discriminazioni subite, esige innanzitutto rispetto. E perfino questo è mancato in alcune dichiarazioni pubbliche.  

Ma il rispetto, evidentemente, non basta. Occorre agire affinché un dramma di questa portata non si ripeta. 

Per riuscirci, serve agire sul piano culturale e sulla concretezza dei diritti da garantire a ogni persona. 

La società italiana, nel 2022, deve far sì che tutte e tutti possano esprimere ed autodeterminare liberamente la propria identità, che nessuno deve sentirsi in diritto di giudicare. Finché ciò non avverrà non ci sarà legge in grado di tutelare la dignità di ogni essere umano. 

Alla battaglia culturale, che deve partire proprio nei luoghi dell’istruzione e della formazione, va affiancata una legislazione sui diritti civili ancora troppo carente in Italia e che invece ha compiuto molti passi avanti in tanti paesi dell’Unione europea. 

In diverse aziende sono state individuate e condivise anche con le Organizzazioni sindacali modalità di gestione e inclusione delle persone appartenenti alla comunità lgbtquia+. È bene che lo facciano tutte le realtà produttive, pubbliche e private, anche con il supporto della nostra contrattazione a tutti i livelli.  

Non si può comunque lasciare un tema così delicato alla buona volontà di una o un singola/o dirigente, pubblico o privato che sia. Devono essere approvate norme chiare, efficaci ed esigibili che vadano nella direzione dell’inclusione e del rispetto di tutte e tutti, dentro e fuori dai luoghi di lavoro: le lavoratrici e i lavoratori non possono essere discriminate/i, anzi devono essere rispettate/i nelle loro scelte. 

Occorre infine rafforzare la rete di protezione che sostenga le persone nei momenti di fragilità. Nessuna/o deve essere lasciato sola/o ad affrontare passaggi delicati della propria vita e bisogna che, a partire dalle Istituzioni pubbliche, si investa nella prevenzione e nella cultura dell’inclusione.  

Siamo molto lontani dal raggiungere questo obbiettivo se il Parlamento non è ancora in grado di approvare una legge per l’inasprimento delle pene contro i crimini e le discriminazioni d’odio che colpiscono omosessuali, bisessuali, transessuali, donne e persone con disabilità (DDL Zan) e se esponenti delle Istituzioni si lasciano andare ad affermazioni che alimentano le discriminazioni anziché prevenirle e contrastarle. Ci sono state tante manifestazioni sia a livello locale che nazionale in cui soprattutto le ragazze e i ragazzi, partendo dalla vicenda di Cloe, hanno ribadito la volontà di battersi per una società aperta, libera, giusta. Altre sono in previsione. La Cgil del Veneto partecipa con convinzione a questa battaglia.

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