VERSO L’8 MARZO: ricerca su occupazione femminile, part-time e divario retributivo di genere in Veneto

VERSO L’8 MARZO: ricerca su occupazione femminile, part-time e divario retributivo di genere in Veneto

Oggi presso la sede della Cgil Veneto è stata presentata la ricerca di Ires Veneto su “Occupazione femminile, part time e divario retributivo di genere”.

L’obiettivo del rapporto Ires Veneto, curato dalla ricercatrice Carlotta Giorgis elaborando dati Eurostat, Istat e Inps, è mettere in luce alcune dinamiche che caratterizzano il lavoro femminile a livello regionale.

I dati evidenziano che in Veneto c’è una partecipazione al lavoro da parte delle donne più bassa rispetto al Nord-Est e all’Unione Europea e che le donne, sempre nella nostra regione, sono impiegate con più frequenza degli uomini in posizioni di lavoro part time. Il divario retributivo di genere, infine, è estremamente accentuato sia per una maggiore presenza di part time che per una maggiore discontinuità lavorativa e una maggiore concentrazione del lavoro femminile in settori a bassa retribuzione. E questo si riflette anche sulla situazione previdenziale.

Tiziana Basso, Segretaria generale Cgil Veneto: “A ridosso dell’8 marzo, ci siamo interrogati sulla condizione femminile nella nostra regione partendo dal mercato del lavoro, che ha visto nel 2025 il dimezzamento del saldo occupazionale. Questo dimezzamento è dovuto, di fatto, a un dato negativo dell’occupazione femminile e, in contemporanea, al fatto che si sono ridotti i contratti a termine tipologia contrattuale prevalentemente femminile. In Veneto quindi ci sono donne precarie, a tempo determinato e part-time spesso involontario, e con salari inferiori a quelli degli uomini. Le differenze salariali che abbiamo approfondito oggi raccontano una condizione femminile che non migliora, con ancora 18 punti di differenza tra l’occupazione maschile e femminile, con un lavoro di cura che rimane a carico delle donne e con una condizione retributiva che non permette loro di avere un futuro previdenziale”.

Segreteria regionale Spi Cgil Veneto: “Ribadiamo ancora una volta quanto grave sia il divario economico anche tra pensionati e pensionate. Queste ultime, infatti, ricevono assegni previdenziali nettamente inferiori rispetto a quelli degli uomini, in seguito a carriere lavorative povere, brevi e discontinue, spesso penalizzate da un lavoro di cura estremamente sbilanciato. Gap salariale di genere, precariato, salari bassi e soprattutto pensioni calcolate con il sistema contributivo non potranno che ampliare ulteriormente il divario anche per le future pensionate. In Veneto, secondo i dati dell’Inps, una pensionata porta a casa in media poco più di 860 euro lordi mensili contro i 1.660 euro dei “colleghi” maschi. Ricordiamo inoltre che la disparità di pensione si trasforma facilmente in dipendenza e può talvolta sfociare in violenza economica, impedendo alla donna anche solo di pensare di allontanarsi dall’autore degli abusi.”

Occupazione femminile

divario retributivo di genere

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