Visite rinviate, prenotazioni difficili e rinuncia alle cure: l’allarme della CGIL Veneto

Visite rinviate, prenotazioni difficili e rinuncia alle cure: l’allarme della CGIL Veneto

Rispetto alla situazione delle liste d’attesa in Veneto, ogni giorno, come sindacato presente in maniera capillare nel territorio, entriamo in contatto con situazioni reali che ci consegnano un quadro ben diverso da quello di un Veneto da primato assoluto. Innanzitutto, un numero molto alto di visite sono programmate, e quindi di lungo periodo, ossia fino a 120 giorni e spesso anche oltre, portando in molti casi l’utenza a rivolgersi al privato. Nella nostra regione siamo al 30% di visite programmate, mentre in altre regioni come l’Emilia Romagna sono all’8%. Registriamo inoltre molti problemi nel riuscire a prenotare una visita o un esame diagnostico e il ricorso massiccio al galleggiamento che di fatto sfalsa i dati: molte richieste per ricorrere, tramite i nostri sportelli, all’attività libero professionale (D. Lgs. 124/1998); il ricorso al privato per chi può permetterselo o, peggio, la rinuncia alle cure per chi non può permetterselo e sono in molti dal momento che quasi il 9% dei veneti, oltre 400.000 persone, rinuncia appunto a curarsi.

Nel corso di uno degli ultimi incontri con l’Assessore Gerosa, come Cgil Veneto abbiamo fatto presente poi un’altra criticità: il rapporto tra prescrizioni e prenotazioni in Veneto è del 58,2% per le prime visite e del 64,4% per gli esami diagnostici. Significa che il 41,8% per le prime visite e ul 35,6% per gli esami diagnostici non arriva alla prenotazione, una percentuale ben oltre la soglia fisiologica del 25-30% a livello nazionale. Questo dato è un segnale importante che va imputato soprattutto alle effettive difficoltà legate alla prenotazione, tra tempi lunghi di attesa al telefono, messaggi automatici e possibilità di essere richiamati che costituiscono un ostacolo soprattutto per i più anziani.

L’avvio a pieno regime delle Case di Comunità potrebbe decisamente aiutare a dare una prima risposta agli utenti e snellire così le liste d’attesa ma il nodo principale resta sempre e solo uno: è necessario investire nella sanità pubblica, per assumere personale sanitario che deve essere pagato adeguatamente e deve poter lavorare con turni meno massacranti. I soldi si possono e si devono trovare, a partire dal nazionale ma anche a livello regionale, fondamentale è però che ci sia anche la volontà politica per destinarli ad un servizio essenziale e sancito dalla nostra Costituzione come la sanità pubblica. E questa è una delle richieste alla base dello sciopero nazionale indetto dalla Cgil il 20 novembre.

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