FERROLI INTENDE DIMEZZARE L’ORGANICO. SCIOPERO NEGLI STABILIMENTI

Seicento esuberi su 1.200 dipendenti, cessione o vendita delle fonderie di Alano di Piave (nel bellunese) e San Bonifacio oltre che della logistica e del comparto dei motori elettrici, accorpamento di altre attività (Lamborgini e Finterm) e spostamento dell’intera attività industriale presso i soli siti di Villanova e Casole d’Elsa: questo il piano lacrime e sangue presentato dal gruppo Ferroli  alle organizzazioni sindacali che ne hanno dato notizia ed hanno già proclamato per oggi, 21 luglio, lo sciopero a San Bonifacio, Villanova e Gambellara ed assemblee di tutti i lavoratori. Esuberi sono annunciati anche all’estero.

Negli obiettivi dichiarati dell’azienda c’è la volontà di rendere Ferroli “più snella e più internazionale”, riversando però sui lavoratori e sulle loro famiglie il costo di una gestione che l’anno scorso l’aveva portata sull’orlo del fallimento.

Fim, Fiom e le Rsu di tutti gli stabilimenti coinvolti “respingono con forza il piano industriale proposto, ritenendolo inaccettabile – scrivono in una nota –  viste le conseguenze sul piano sociale e occupazionale. Ritengono che l’azienda stia percorrendo la strada più facile per risolvere i molti problemi creatisi negli ultimi anni, facendo pagare il prezzo più alto ai lavoratori.”

Nello specifico, secondo le intenzioni della proprietà, a fronte della chiusura (o cessione) degli stabilimenti di Alano, Cento e Grugliasco, oltre che delle fonderie e la produzione di motori elettrici, l’attività di uno dei maggiori gruppi termomeccanici del paese si ridurrebbe alla produzione di scaldabagni a Casole, di bruciatori, prodotti specialistici e a biomasse a San Bonifacio, di prodotti per riscaldamento/refrigerazione (residenziale e industriale) a Villanova. Nell’area di San Bonifacio rimarrebbero gli uffici.
Da tempo il gruppo veronese era alle prese con una complessa crisi finanziaria e industriale, affrontata con grande sacrificio dai lavoratori.
L’anno scorso c’ è stato l’intervento dei fondi Oxy Capital e Attestor che hanno immesso liquidità per 65 milioni di euro e hanno rinegoziato i debiti con le banche, esposte per 350 milioni.
Ora la doccia fredda sul lavoro e l’avvio di una vertenza che si preannuncia dura e complessa.