8 MARZO: L’IMPEGNO DELLA CGIL VENETA NELLE PAROLE DELLA SEGRETARIA REGIONALE ELENA DI GREGORIO

SONY DSC“Con una quindicina di iniziative in tutto il Veneto anche quest’anno la Cgil celebrerà l’8 marzo. Una ricorrenza che per noi non è mai stata solo formale, ma che rappresenta l’occasione per sottolineare con momenti pubblici il persistere di un’ odiosa disparità di genere nel lavoro, nelle retribuzioni, nei diritti e nei ruoli sociali di uomini e donne.

Ancora oggi, a 70 anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne italiane, ci troviamo a parlare di discriminazioni dentro e fuori dai luoghi di lavoro, mentre il fenomeno orribile della violenza contro le donne occupa le cronache con sempre maggiore frequenza.

Ma la violenza non è solo l’ assassinio, lo stupro, l’aggressione fisica.

C’è una violenza che avviene nel quotidiano ed è di carattere psicologico ed economico. Una violenza che si esplica nella violazione della dignità delle donne attraverso messaggi che fanno un uso distorto del corpo delle donne e veicolano un’idea di subalternità.

C’è una violenza che si esplica nel lavoro, laddove le donne, in genere più istruite dei maschi, si trovano spesso segregate professionalmente, percepiscono retribuzioni orarie più basse, fanno lavori poco coerenti – se non del tutto estranei – con i loro titoli di studio.

Elena-di-gregorioA questo vogliamo reagire intensificando la contrattazione in un’ottica di genere, lavorando sul versante culturale, ma anche sostenendo una legislazione che sia “orientata” in termini di genere per rimuovere le discriminazioni attribuendo maggiori tutele ai soggetti deboli, ossia le donne.

Vogliamo anche sconfiggere quella inqualificabile disparità che in tanti casi riduce il lavoro femminile ad un’ occupazione di serie B.

Sempre più, anche nel Veneto, vediamo le donne concentrate nelle fasce dove il lavoro è più povero, impiegate spesso con contratti a part time involontario, relegate più dei maschi nel lavoro precario ed atipico, soggette a percorsi lavorativi frammentati e destinate a pensioni misere, largamente inferiori a quelle degli uomini, così come già avviene per le pensionate di oggi.

Nel Veneto il rischio di povertà per le donne lavoratrici è superiore a quello degli uomini di quasi il 6%, mentre la quota totale di lavoratrici povere arriva a sfiorare il 18% della manodopera femminile. Ciò è inaccettabile perché ledendo l’autonomia economica delle donne, si mina la loro indipendenza e le si priva della libertà di scegliere la propria vita, decidere se fare figli, se interrompere rapporti divenuti insostenibili, se intraprendere percorsi nuovi nel lavoro, ecc.

Questo fenomeno è tutt’altro che in regressione, e non si tratta solo di una conseguenza della crisi.

Le politiche sul lavoro di questi anni e le revisioni normative sugli appalti (dove tante donne sono occupate, perennemente in bilico ad ogni cambio di appalto) hanno comportato un netto peggioramento delle condizioni soprattutto dei giovani e della quota femminile degli occupati. Il jobs act non invertirà questa tendenza, ma renderà il lavoro meno sicuro e più ricattabile.

Per questo come Cgil abbiamo già lanciato alcune campagne volte ad ottenere, oltre che per via contrattuale, miglioramenti sul piano legislativo che ridiano certezza di diritti e dignità al lavoro, a partire dalla raccolta di firme sugli appalti.

Il Veneto ha espresso importanti figure femminili in molti campi della cultura, dell’arte e sul piano sociale. Non vogliamo che vengano ricondotte ad un gruppo di eccezioni, ma in omaggio ed in continuità con quello che le donne hanno saputo fare e dare a questa regione lavoreremo (uomini e donne della Cgil) con tutte le nostre forze perché si realizzi una società più equa in cui donne e uomini possano esprimersi più liberamente e realizzare i propri desideri”.

Elena Di Gregorio