UN SELFIE PER DIRE BASTA TAGLI AL FONDO PATRONATI

FullSizeRender (1)Cgil, Cisl e Uil Veneto aderiscono alla campagna di comunicazione «A sostegno dei Patronati #iocimettolafaccia #xidiritti». Lo hanno annunciato, durante un incontro con la stampa, il segretario generale di Cgil Veneto Elena Di Gregorio, il segretario aggiunto di Cisl Veneto Onofrio Rota e il segretario generale di Uil Veneto Gerardo Colamarco, accompagnati dai responsabili dei patronati Inca Nicoletta Biancardi, Inas Stefano Boscarin e Ital Anna Buttari.
L’iniziativa prevede una campagna selfie, con la quale si invitano i cittadini (utenti, amici, operatori) a dichiarare il proprio sostegno a favore dei patronati con un selfie che dovrà essere condiviso sui canali ufficiali della campagna (sito: www.tituteliamo.it; facebook: Facebook.com/tituteliamo; twitter: @tituteliamo), previo rilascio della liberatoria.
FullSizeRender (1) (1)Questo perché la legge di Stabilità 2016 intende intervenire pesantemente, per il secondo anno consecutivo, sul Fondo Patronati, proponendo un taglio di 28 milioni di euro (che erano addirittura 48 in prima stesura). Tale intervento si aggiunge a quello di 35 milioni già definito e prelevato lo scorso anno, frutto di una enorme riduzione della cifra inizialmente ipotizzata, ottenuta grazie alla straordinaria mobilitazione degli operatori dei Patronati, alla sensibilità di tanti Parlamentari e al milione e 180.000 firme dei cittadini che hanno sottoscritto una petizione popolare.
Cgil, Cisl e Uil Veneto, a sostegno del raggruppamento dei Patronati aderenti al CE.PA. (Centro Patronati, che comprende Inca, Inas, Ital e i patronati Acli) denuncia soprattutto il carattere, ancora una volta strutturale, della riduzione delle risorse, con un ulteriore intervento sull’aliquota di alimentazione del fondo che, solo nel prossimo triennio, prevede un taglio del finanziamento, rispetto a quanto si attendeva fino allo scorso anno, di ben 264 milioni di euro per il periodo 2015 – 2018, con conseguenze irrecuperabili sull’assistenza dei cittadini in Italia e all’estero. La situazione risulta ancora più grave se si considera il ritardo cronico che affligge i pagamenti dei saldi dovuti e la riduzione degli acconti.
Infatti il Ministero del Lavoro non ha ancora chiuso la verifica dell’attività del 2012 e non si hanno garanzie sul tempestivo pagamento delle integrazioni ai “rimborsi” dovute per il 2013 e il 2014, per spese già legittimamente effettuate. Anche i tecnici di Camera e Senato, nel dossier sulla legge di Stabilità, hanno sottolineato come “andrebbe comunque attentamente ponderata la effettiva praticabilità di ulteriori riduzioni degli stanziamenti’ per i patronati “alla luce dei ripetuti interventi già operati in precedenza sul medesimo stanziamento”.
Per capire la portata della questione, si pensi che ogni anno si rivolgono ai patronati 6.700.Cartello000 persone a livello nazionale, di cui oltre 670.000 in Veneto. La maggior parte delle pratiche svolte nelle 167 sedi presenti in regione (530.000) riguarda l’area previdenziale (l’accesso alle pensione, le salvaguardie, la verifica dei contributi) in cui sono incluse anche 225.000 richieste di prestazioni a sostegno del reddito (mobilità, indennità di disoccupazione, maternità e congedi, assegni al nucleo familiare). Seguono le prestazioni assistenziali (106.000) quali ad esempio le invalidità civili, le indennità di accompagnamento ed il rinnovo dei titoli di soggiorno, e tutto il capitolo dei danni da lavoro (infortuni e malattie professionali), in costante aumento (quasi 32.000 a fronte degli 11.000 di qualche anno fa).
Da gennaio 2016, la funzionalità degli uffici e il corretto pagamento degli stipendi risulteranno a rischio. L’anno scorso, per poter continuare a garantire la tutela a tutti i cittadini, i Patronati d’Italia avevano accolto positivamente la richiesta del Governo di mettere subito in atto una riforma, con la promessa di non ricorrere a tagli ulteriori. Pur consapevoli delle conseguenze organizzative e finanziarie, Ital. Inas, Inca e Acli avevano creduto in una revisione improntata alla razionalizzazione del “sistema”, alla trasparenza nell’utilizzo delle risorse e all’ampliamento dell’attività con interventi territoriali sul welfare. Il CE.PA. ha atteso e sollecitato i decreti del Ministero del Lavoro, ma la promessa di non procedere ad ulteriori revisioni dello stanziamento al Fondo non è stata mantenuta. Tale impostazione conferma la volontà del governo di far ricadere sui cittadini l’onere di far pagare loro quanto finora era fornito dai Patronati in forma assolutamente gratuita e universale cercando quindi di eliminare gli enti intermedi tra cittadino, lavoratore, pensionato e pubblica amministrazione.
Al di là del merito dei decreti, è ridicolo che negli stessi si richiami la dicitura “sentiti i patronati”, come se ci fosse stato un reale confronto su tali importanti novità. Niente di tutto ciò è avvenuto, fatto salvo un incontro veloce prima dell’estate, a cui è seguito un silenzio totale che ha lasciato i patronati nella totale incertezza e confusione circa la definizione di norme che inevitabilmente devono regolare questa materia. Per questi motivi il giudizio del CE.PA. si conferma negativo sia nel metodo che nel merito. Qualsiasi taglio, anche se venisse ridotto della metà, lascia inalterata la preoccupazione di non riuscire a sopportare un ulteriore sacrificio, senza che vi siano significative ricadute occupazionali e sull’attività svolta.
Cgil, Cisl e Uil Veneto, a fianco dei loro patronati Inca, Inas, Ital e dei patronati Acli, continuerà la mobilitazione e l’opera di controinformazione verso i cittadini e i parlamentari fino all’ultimo minuto utile per cambiare una norma sbagliata tesa a colpire quegli enti tanto indispensabili per i cittadini quanto preziosi per la stessa Pubblica Amministrazione.

Per il vostro Selfie usate questo cartello (pdf)

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