TRIVELLAZIONI IN ADRIATICO: LA CGIL SI ADOPERA PER IL REFERENDUM ABROGATIVO. CHIEDE ALLA REGIONE ATTI COERENTI CON QUANTO DICHIARATO E SOLLECITA LA SOSPENSIONE DEGLI ITER AUTORIZZATIVI DI COMPETENZA REGIONALE.

La Cgil del Vetrivellazionineto sostiene tutte le iniziative per l’ indizione di un Referendum abrogativo delle trivellazioni in Adriatico che – ricorda – diventerebbe attuabile se richiesto da almeno 5 Regioni ed esprime la propria contrarietà ai provvedimenti di concessione in atto.

Per questo chiede alla Regione Veneto atti concreti, a partire dall’effettiva richiesta di Referendum abrogativo entro il 30 settembre e dalla sospensione degli iter autorizzativi di competenza regionale “che in modo contraddittorio – dice la Cgil – sono stati anche recentemente concessi nelle competenti commissioni regionali”.

E’ questo ciò che ci si aspetta come “atto di coerenza con le dichiarazioni di totale contrarietà espresse dal presidente Zaia e con gli impegni assunti in sede di conferenza delle Regioni dopo che con Il Decreto Sblocca Italia il Governo ha dato il via libera e velocizzato i tempi e le procedure per nuove trivellazioni nel mare Adriatico” sopra la testa dei territori e delle popolazioni interessate.

“Tale scelta – osserva la Cgil – è inefficace perché le stesse previsioni governative stimano una quantità estrattiva complessiva pari ad appena 8 settimane di fabbisogno energetico nazionale ed è in contrasto con l’idea di una nuova politica energetica caratterizzata dalla progressiva riduzione dei combustibili fossili e dallo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Ma è soprattutto una scelta pericolosa perché le attività di ricerca ed estrazione sono ad altissimo impatto ambientale, aumentano i rischi di subsidenza, producono perdite sistemiche di olio in mare e rischi molto alti di incidenti con effetti devastanti sull’ ecosistema marino e sulle attività delle zone costiere”.

Le estrazioni, conclude la Cgil, “non favoriscono il lavoro – vista la bassissima incidenza occupazionale rispetto al pericolo di una drastica riduzione di posti di lavoro nei settori della pesca, dell’ industria alimentare, del turismo – ma favoriscono solo le compagnie petrolifere ed i loro guadagni”.