ROVIGO: PROTOCOLLO CONTRO IL CAPORALATO

Dopo la scoperta di una ventina di lavoratori marocchini impiegati, in nero, nella raccolta di prodotti agricoli agli ordini di un caporale che li aveva reclutati illegalmente, le associazioni del mondo agricolo (Confagricoltura, Coldiretti e Confederazione Agricoltori) e i sindacati dei lavoratori agricoli (Flai-CGIL, Fai-CISL e Uila-UIL) del Polesine hanno aperto un confronto che ha comportato l’adesione al “protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura” promosso dal Governo.

Il contrasto ai fenomeni degenerativi avverrà attraverso una serie di azioni: la sensibilizzazione e la resposabilizzazione dei datori di lavoro sugli elementi etici dell’impiego regolare di lavoratori e sulle conseguenze economiche di rapporti irregolari; la facilitazione nel reperimento di manodopera per le fasi di lavoro intensivi anche con la collaborazione dei sindacati dei lavoratori affinché queste possano transitare attraverso i centri per l’impiego o agenzie autorizzate; l’impegno poi a richiedere e promuovere la semplificazione degli adempimenti amministrativi ed anche di natura tecnica e delle sicurezza del lavoro posti a carico delle imprese agricole; la diffusione di strumenti per l’aggregazione fra imprese per favorire la capacità contrattuale delle imprese di produzione e per l’impiego di strumenti quali le assunzioni congiunte; promuovere l’adesione alla “rete del lavoro agricolo di qualità” creata dal ministero dell’Agricoltura riservata alla aziende che desiderano valorizzare e promuovere l’ambiente ed il lavoro sano.
Gli aderenti al protocollo intendono coinvolgere anche le istituzioni, le forze politiche ed il Prefetto, in quanto rappresentante del Governo, per rendere più incisiva l’azione di tutti coloro che vogliono lavorare per il ripristino della legalità.

“Il lavoro nero, diffuso in agricoltura – è la riflessione della Cgil – danneggia, chiaramente, i lavoratori ma danneggia anche le stesse aziende o, perlomeno quelle che applicano i contratti e pagano i contributi e che si trovano di fronte ad una concorrenza sleale fatta da chi non rispetta le regole e arriva a pagare i lavoratori anche 4 euro l’ora.
Il fenomeno del lavoro nero è tanto più grave e diffuso negli impieghi stagionali e saltuari, specie nel periodo della raccolta di frutta ed ortaggi in cui viene impiegata manodopera con bassa qualifica e reclutata per l’occasione anche con forme e modi vietati dalla legge e senza alcun contratto.
A questo sono interessate diverse migliaia di persone ed in particolar modo i lavoratori stranieri, a volte senza permesso di soggiorno, che, nel settore agricolo, risultano essere il 22% della forza lavoro impiegata.
Occorre vigilare perché la legalità venga assunta a priorità nei comportamenti di tutti gli attori del settore e per fare in modo che, anche nel Polesine, non si sviluppino, come altrove, quelle forme di “agromafia” che potrebbero trovare terreno fertile vista l’importanza del settore e la quantità di interessi economici che ruotano attorno al mondo agricolo”.