IL REFERENDUM NON C’ENTRA CON I DESTINI DELLE BANCHE

Le affermazioni del Financial Times secondo cui la vittoria del no al referendum farebbe precipitare la situazione di un gruppo di banche tra cui Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono “pura speculazione” in quanto prive di ogni fondamento.
Lo dice Chiara Canton, Segretaria regionale della Fisac Cgil, che definisce “gravissimo l’articolo del quotidiano inglese che indica che in caso di vittoria del NO al referendum del 4 dicembre, otto banche italiane (Mps, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca e le 4 banche: Etruria, Marche, Chieti e Carife) sarebbero a rischio di fallimento. Il conseguente “effetto contagio”, inoltre, potrebbe compromettere la ricapitalizzazione di Unicredit.

Gravissimo – aggiunge Canton – perché chiaramente motivato da intenti speculativi e fondato su una mistificazione: le difficoltà di questi Istituti, diverse tra loro così come diverse saranno le soluzioni che verranno messe in campo, nulla hanno a che vedere con l’attuale Costituzione Italiana; ne consegue che, tantomeno, potrebbero essere risolte da un’eventuale riforma costituzionale.
Non si può mettere in pericolo l’interesse del Paese in nome di una vittoria referendaria.
Chiediamo quindi fermamente il massimo impegno del Governo, delle istituzioni e delle forze politiche tutte perché si torni ad un clima di normalità dialettica.
È indispensabile scongiurare gli intenti speculativi sulle banche italiane e, nel contempo, garantire un voto libero, consapevole e non fuorviato da quegli scenari inquietanti, tutto arbitrari, che spesso, in modo irresponsabile, vengono associati ad una vittoria del NO.
Ne va dell’interesse di tutto il Paese, indipendentemente dall’esito del voto referendario”.