OCCUPAZIONE: LA RIPRESA È TROPPO FRAGILE E NON CREA LAVORO. UN REPORT DELLA CGIL SULL’OCCUPAZIONE IN VENETO A META’ 2015

 

E’ dal 2007 che il Veneto, anche nei periodi di ripresa, non riesce a salire sul piano occupazionale. Nei 12 mesi (da giugno 2014 a giugno 2015) le posizioni di lavoro dipendente risultano sì in crescita, ma appena di 200 unità. Esattamente come nello stesso periodo di un anno prima (giugno 2013-giugno 2014) e un po’ meno del periodo giugno 2011- giugno 2012 (+300 unità). Estendendo il conteggio alle altre forme contrattuali, quali parasubordinati, tirocini, lavoratori intermittenti, ecc. il saldo è di meno 8.000 addetti, in linea con il calo di 9.000 unità – comprensivo anche del lavoro autonomo – rilevato dall’Istat per il medesimo periodo. Il commento di Elena di Gregorio. 

In definitiva: le fasi di ripresa finora non hanno prodotto aumenti occupazionali. Unico indicatore positivo è il calo della cassa integrazione che vede le imprese reimpegnare la propria manodopera. Da gennaio a luglio questo ammortizzatore in termini complessivi è passato da 55,8 milioni di ore del 2014 a 35,7 del 2015, pari ad un calo del 36%. Analogo l’andamento della cassa straordinaria, scesa nei 7 mesi da 35,2 milioni di ore del 2014 ai 22,5 dell’anno in corso.

tabellaIn calo anche il numero di aziende che hanno aperto procedure di crisi. Negli anni di crisi le cifre drammatiche, con il segno meno davanti a valori di diverse migliaia, portano la perdita occupazionale dal 2008 ad oggi a 78.000 posizioni tra il solo lavoro dipendente.

Il tutto è stato accompagnato da una trasformazione nella composizione settoriale che vede diminuire la componente industriale a favore dei servizi, con in testa il commercio ed il turismo che crescono a fronte della sostanziale stabilità dei servizi alle imprese ed al ridimensionamento della pubblica amministrazione.

Anche gli ultimi 12 mesi confermano questa tendenza e vedono contrarsi i lavoratori dipendenti nell’industria di altre 7.000 unità e crescere di 6.500 quelli dei servizi oltre che dell’agricoltura (qualche centinaio).

Nello specifico delle tipologie di lavoro: tempo indeterminato: si allenta l’emorragia iniziata a fine 2013 (prima, nonostante la crisi, il dato era – anche se di poco – positivo) del lavoro a tempo indeterminato che rimane tuttavia in terreno negativo a giugno 2015 (-400 unità nei 12 mesi). Nel complesso, dal 2008 ad oggi il lavoro a tempo indeterminato è calato di 9.800 unità.

Nei prossimi mesi si capirà se gli sgravi contributivi (8.060 euro a testa) erogati dalla legge di stabilità per ogni nuova assunzione produrranno occupazione aggiuntiva, visto che ad oggi si è solamente ripianata la voragine di 20.000 posti di lavoro stabili in meno creatasi, soprattutto negli ultimi mesi del 2014, anche per il rinvio delle assunzioni in attesa degli sgravi operativi dal gennaio di quest’anno. Il dato di luglio indica il permanere di un trend positivo per questa tipologia che però di per sé non porta occupazione aggiuntiva (senza la componente “trasformazioni” non ci sarebbe il segno più).

La quota dei giovani sulle sole assunzioni a tempo indeterminato (senza contare cioè le trasformazioni che rappresentano un quarto dei nuovi ingressi in questa tipologia) è il 27% del totale.

Altre tipologie del lavoro dipendente: i dati presentano un forte calo dell’apprendistato (-2.500 nel 12 mesi) ed un incremento del lavoro a termine (+1.400) e di quello in somministrazione (+1.700) ad indicare ancora una propensione delle imprese a mantenere i propri orizzonti su prospettive corte ed una quota di lavoro altamente flessibile.

Altre forme di lavoro: il piccolo effetto positivo (+200) nel lavoro dipendente si ribalta se si estende il raggio di visione alle forme di lavoro meno tutelato. Fra lavoro intermittente, parasubordinato, tirocini e lavori socialmente utili si regista tra giugno 2014 e giugno 2015 una contrazione di 8.000 unità. Prosegue a gonfie vele l’ascesa del lavoro pagato con i voucher che tra gennaio e giugno di quest’anno raggiunge in Veneto la quota di 6.616.897 buoni lavoro venduti.

Part time: è una modalità ampiamente applicata ed ha interessato nel secondo trimestre del 2015 il 32,1% delle assunzioni totali (nel 2011 nel riguardava il 28,1%). Ancora più alta (40,3%) la quota di assunzioni a part time (involontario nella stragrande maggioranza dei casi) relative a contratti a tempo indeterminato. Il balzo rispetto al 2011 (34,1%) è di 6,2 punti percentuali. Il tasso di occupazione (64,0) eguaglia quello di giugno 2014, mentre quello di disoccupazione scende dal 7,1 di 12 mesi fa al 6,6, ma ciò a fronte dell’aumento degli inattivi.

Infatti cala, anche se di poco (15.000 unità) il tasso di attività (ossia la somma tra occupati e disoccupati), fatto che in una fase congiunturale positiva può indurre ad ipotizzare una crescita del sommerso, a fianco di forme di lavoro altamente precario.

Più drammatico il dato relativo all’occupazione tra i giovani di cui nel 2014 solo il 38% ha lavorato (nel 2012 erano il 42% e nel 2009 il 47%). Se si restringe la fascia al gruppo tra i 18 ed i 29 anni la quota di occupati risulta pari al 47% nel 2014, contro il 57% di 5 anni prima.

Ancora maggiore è il dislivello circa il tasso di disoccupazione che nel 2014 risulta del 26,7% contro l’8,37% del 2.009. Il tasso di attività (ossia la somma di giovani che lavorano o sono in cerca di lavoro) nel 2014 è del 46,7% a fronte del 52,08 del 2009. Un dato indicativo dello scoraggiamento delle nuove generazioni rispetto alla loro possibilità di accesso al mondo del lavoro.

Il commento di Elena Di Gregorio