La Cgil Veneto esprime profondo cordoglio per la tragica morte del lavoratore di 57 anni, avvenuta ieri nel padovano, colpito da un malore mentre operava all’aperto sotto il sole in condizioni di caldo estremo. Una tragedia che ripropone con forza il tema della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, oggi messa ulteriormente a rischio dalle ondate di calore sempre più frequenti e intense.
“Di fronte a morti come quella che è avvenuta ieri è imprescindibile garantire il pieno rispetto dell’ordinanza regionale sul caldo, rafforzare i controlli e richiamare con forza le responsabilità dei datori di lavoro – dichiara Silvana Fanelli, della CGIL Veneto – Serve un cambio profondo nell’organizzazione del lavoro nei mesi estivi, che tenga conto delle condizioni climatiche ormai mutate: le temperature estreme non sono più un’eccezione, ma una condizione strutturale anche in Veneto. Per questo è necessario investire con decisione in salute e sicurezza, ma anche in ricerca e sviluppo per individuare soluzioni organizzative e tecnologiche che tutelino davvero chi lavora, sia all’aperto sia negli ambienti chiusi”.
“L’ordinanza contro il rischio calore va applicata anche a Padova, in particolare nell’edilizia – dichiara il neo eletto Segretario generale della Fillea di Padova Benedetto Truppa – Saranno gli accertamenti degli organi ispettivi a chiarire fino in fondo cause e responsabilità di questa tragica morte, ma è certo che rischio legato alle temperature estreme non può essere sottovalutato né trattato come un problema secondario. È necessario che anche il Governo faccia la sua parte, con una legge strutturale che preveda il rifinanziamento della cassa integrazione straordinaria da attivare in caso di temperature estreme. I lavoratori edili non possono lavorare e in alcuni casi morire per garantire i tempi di consegna delle opere e per massimizzare i profitti delle committenti”.
“Nella nostra regione è in vigore un’ordinanza regionale che prevede, nelle condizioni e nelle fasce orarie stabilite, la sospensione delle attività all’aperto nei settori più esposti, compresi i cantieri edili – dichiara Mauro Visentin, Segretario generale Fillea Cgil Veneto – Non è un’indicazione, è una misura di prevenzione che tutela la salute e la vita delle persone. Quando queste disposizioni non vengono rispettate, siamo di fronte a una responsabilità gravissima e insopportabile, che deve essere accertata e sanzionata con il massimo rigore. Nessun appalto, nessuna scadenza e nessun profitto possono valere più della vita di una persona. Datori di lavoro, imprese, committenti e tutti i soggetti che hanno obblighi in materia di salute e sicurezza devono assumersi pienamente le proprie responsabilità: fermare le lavorazioni quando necessario, rimodulare orari e ritmi, garantire pause, acqua, zone d’ombra, informazione e protezioni adeguate. Di fronte a condizioni pericolose non sono ammessi tentennamenti. Rivolgiamo un appello a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori: se vi sentite in pericolo, segnalateci subito le condizioni in cui siete costretti a operare. Questo vale nei settori interessati dall’ordinanza regionale, ma anche in ogni altra attività nella quale il caldo o l’organizzazione del lavoro mettano a rischio la salute. Chiedere di lavorare in sicurezza è un diritto. La Fillea Cgil Veneto vigilerà, sosterrà ogni segnalazione e chiederà controlli tempestivi. “
La Cgil Veneto sottolinea l’urgenza di aprire tavoli di confronto e contrattazione in tutti i luoghi di lavoro a rischio, sia indoor che outdoor, per definire misure concrete di prevenzione, rimodulazione degli orari e riduzione dell’esposizione al caldo.
“In Veneto gli infortuni sul lavoro, anche mortali, restano numerosi in tutti i mesi dell’anno – conclude Fanelli – Ignorare il rischio termico significa aggiungere un fattore di rischio gravissimo, che non può che aggravare una situazione già drammatica.”