La CGIL di Venezia sulla Regata Storica e la discriminazione di genere

​Che l’Italia non sia un Paese per donne e che le donne siano discriminate in tutti i settori della società è cosa nota. Non solo vittime di femminicidio, ma di discriminazione legata alla maternità, di disparità nell’accesso al lavoro e ai percorsi di carriera, fino ad arrivare a una pensione ben più povera di quella maschile.

La CGIL si batte da tempo per la parità in tutti i campi e lotta quotidianamente contro la discriminazione di genere che colpisce le donne sul lavoro e nella società.

La notizia sulla Regata Storica e sul premio inferiore per le regatanti rispetto ai colleghi maschi, secondo il sindacato, sembra pubblicata su un quotidiano del secolo scorso e fa piombare la città di Venezia e la maggioranza del suo Comune in una dimensione surreale e anacronistica. Non è giustificata né dal punto di vista economico, né tanto meno sulla base di una presunta diversa prestazione atletica. 

​”La disparità salariale ai danni delle donne – dichiara Federica Vedova (della segreteria confederale della CGIL di Venezia) – è uno dei principali problemi sociali che affliggono l’Italia e che non risparmiano il Veneto, dove la situazione è perfino peggiore. È il segno – insieme a molti altri – di quanto lontani dalle pari opportunità, solennemente sancite dalla nostra Costituzione, siano la nostra società e il nostro sistema produttivo. 

Una situazione, peraltro, che non penalizza solo un genere, ma compromette le stesse possibilità di uscire dalla crisi economica e da quella demografica, e tornare a crescere e a distribuire equamente benessere e ricchezza.

Lo sport, purtroppo, non si discosta da questa realtà negativa e la cosa colpisce particolarmente perché si tratta di un vero e proprio tradimento dei valori che dovrebbe interpretare. È ancora viva nella memoria, solo per fare un esempio, la discriminazione subita dall’atleta licenziata solo perché ha reso nota la sua gravidanza.

In un contesto siffatto, la vicenda della Regata Storica di Venezia, dove la disparità di genere raggiunge il suo culmine, con la donna vincitrice che riceve quanto l’ultimo classificato degli uomini, può sembrare di scarsa importanza, vista la portata delle cifre di cui si discute, invece ha una valenza simbolica di primo piano.

Stiamo parlando di una delle città più conosciute al mondo, di una disciplina dalla lunghissima tradizione e – soprattutto – di soldi pubblici; e quando le risorse sono di tutte e di tutti noi, distribuirli in modo così ingiusto diventa ancor più intollerabile.

Per questo pretendiamo che l’Amministrazione comunale veneziana riveda la sua decisione, e prima di noi lo esige la nostra Carta costituzionale, che non può essere violata impunemente”.

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