IL DOCUMENTO DI CGIL FP E SPI SU AZIENDA ZERO E RIORGANIZZAZIONE SANITARIA

In questo contesto, la proposta dell’Azienda Zero, come ente di governo della sanità regionale, se per un verso va incontro alla necessità di maggiore efficienza e di coordinamento, per altro verso – per come è scritta la proposta di legge – si profila come un Ente rigidamente monocratico (è prevista solo la figura del Direttore generale) che assumerà su di sé compiti e funzioni di programmazione, gestione e coordinamento, con la sostanziale esautorazione delle prerogative e dei compiti in primis del Consiglio Regionale, ma anche in qualche misura della stessa Giunta e dell’assessore competente. In pratica il Consiglio Regionale esce di scena. Il Direttore generale, fra l’altro, avrà anche il compito di nominare i componenti del Collegio sindacale, cioè dell’unico organismo di controllo, peraltro solo contabile, che per definizione dovrebbe essere “terzo”. Un Direttore generale, quindi, che dovrà rispondere solo alla Giunta e, al massimo, in qualche caso, alla competente commissione consiliare.
E’ del tutto evidente che si può e si deve ragionare di un bilanciamento dei poteri e dei sistemi di controllo, anche con il coinvolgimento di altri soggetti (i direttori generali delle ULSS, le conferenze dei sindaci, le parti sociali). Vanno pertanto riviste le competenze che il progetto affida in esclusiva al Direttore Generale, e in particolare quelle che riguardano la governance e le politiche relative alle risorse umane e tecnologiche nonché agli investimenti e il sistema degli obiettivi e dei risultati delle Aziende ULSS e degli altri enti del SSR nonché la definizione e il monitoraggio dei costi standard (punto e. progetto di legge). Per quanto riguarda la programmazione, invece, riteniamo che questa debba essere affidata al Consiglio Regionale. Anche a seguito di tali proposte, riteniamo che gli spazi di decisione non debbano essere ristretti ma allargati. Per conoscere meglio bisogni e potenzialità del territorio è necessario fare rete, condividere  obiettivi, socializzare i risultati. Con i soggetti erogatori, i destinatari dei servizi e prestazioni, con chi “ancora” per legge nazionale ha la responsabilità della salute nella comunità.
Per questo riteniamo utile il rilancio della Conferenza permanente per la programmazione sanitaria e socio sanitaria regionale, istituita ai sensi dell’art. 2 comma 2bis della Legge 502/92 e successivi provvedimenti regionali. Oltre ai compiti previsti dalla sopra richiamata Legge n. 502/92, la Conferenza permanente dovrebbe essere obbligatoriamente sentita sulle tematiche riguardanti l’integrazione socio-sanitaria, ed esprimere preventivamente un parere sui provvedimenti di riparto complessivo delle risorse.
I 5 componenti del “Comitato di indirizzo” dell’Azienda Zero, previsti nella proposta di legge, con la funzione di verificare la conformità dell’attuazione alla programmazione regionale sanitaria, per quanto sopra, si propone siano indicati dalla “Conferenza permanente Regionale”. Per analogia, vanno rivisti ruolo e poteri delle Conferenze dei Sindaci delle 7 Ulss , affidando a questo organismo più poteri di controllo e programmazione. Sempre con riferimento alla Legge n. 502/92 si ritiene utile disciplinare anche la costituzione del Comitato dei Sindaci del Distretto, che concorre alla verifica del raggiungimento dei risultati di salute definiti dal Programma delle attività territoriali.
I risparmi derivanti, a regime, da questa complessa riorganizzazione, devono esplicitamente essere reinvestiti nel sistema socio sanitario proprio per renderlo più efficiente e più rispondente alle vecchie e nuove esigenze di salute della popolazione. Anche su questo è importante aprire una riflessione. Per quanto riguarda il personale, si ritiene necessario partire da un’analisi delle dotazioni organiche (vista anche la fase sperimentale in atto sui minuti di assistenza) tenendo conto della carenza di personale che da anni caratterizza l’intero settore, con l’obiettivo di garantire dotazioni adeguate al nuovo modello e alle priorità indicate nel piano ricorrendo anche a nuove assunzioni.
Per questa ragione è necessario che il percorso di riduzione/accorpamento delle ULSS sia accompagnato dalla costituzione di un tavolo permanente di confronto con le organizzazioni sindacali di categoria rappresentative del Comparto e della dirigenza.
E’ altre sì necessario definire con maggiore chiarezza la partita degli appalti, in primo luogo dando piena attuazione al protocollo già sottoscritto in materia con CGIL CISL e UIL confederali, e aprendo un confronto con le organizzazioni di categoria per quanto riguarda i percorsi di internazionalizzazione/esternalizzazione dei servizi oltre che sul rispetto delle norme contrattuali. Per quanto sopra chiediamo la sospensione dell’iter del provvedimento e la convocazione di un tavolo regionale di confronto.

Mestre, 1 ottobre 2015

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