AZIENDA ZERO: LA CGIL DEL VENETO CHIEDE LA SOSPENSIONE DELL’ ITER LEGISLATIVO E L’APERTURA DI UN TAVOLO DI CONFRONTO

Il Veneto – dice – non ha bisogno di un ente monocratico che esautora Consiglio e giunta, ma di un bilanciamento di poteri e controlli e di un coinvolgimento di sindaci, operatori e parti sociali in una materia così delicata come la sanità pubblica. 

Così com’è confezionata l’idea dell’Azienda Zero è irricevibile: un concentrato di autoritarismo in regione che mal si concilia con le richieste di maggiore coinvolgimento e decentramento delle decisioni avanzate senza sosta dal Presidente Zaia al Governo nazionale. Netta la critica che viene espressa dalla Cgil del Veneto assieme alle categorie della Funzione Pubblica e dei Pensionati in un documento comune sulla sanità e sull’Azienda Zero in particolare.

Mentre si ipotizza – dice la Cgil – questo Super Ente al cui direttore stanno in capo compiti di gestione, coordinamento, programmazione e perfino il potere di nominare i membri dell’unico organismo di controllo dell’azienda stessa, si lascia a metà l’attuazione del nuovo piano socio- sanitario, si lascia inalterato il problema delle carenze di organico, si passa in secondo piano tutto il versante sociale in una regione in forte invecchiamento, si ridimensiona il ruolo non solo del Consiglio e della Giunta in una materia che assorbe una quota enorme del bilancio e delle competenze regionali, ma anche dei Sindaci e dei soggetti a vario titolo coinvolti. Ciò non può essere. Non solo per un’evidente questione democratica, ma anche perché non si può trattare la domanda di sanità come una cosa neutra, gestibile in forma astratta da un’Entità superiore, quando si sa benissimo quanto i bisogni siano articolati per condizioni anagrafiche, socio-economiche e perfino territoriali e come il quadro sia in continua evoluzione.

Per questo la Cgil, assieme alla Fp ed allo Spi, chiede una organizzazione della sanità veneta profondamente diversa da quella ipotizzata, partendo dalla necessità di un bilanciamento dei poteri e dei sistemi di controllo e di un maggiore coinvolgimento di istituti quali le Conferenze dei Sindaci. Ciò implica quanto meno la revisione delle competenze affidate in esclusiva al Direttore Generale dell’Azienda Zero, la ri-attribuzione dei compiti di programmazione al Consiglio regionale, l’allargamento degli spazi di decisione per conoscere meglio bisogni e potenzialità dei territori e fare rete.

In quest’ambito occorre rilanciare la Conferenza Permanente per la programmazione sanitaria e

socio sanitaria cui dovrà spettare, tra gli altri, anche il compito di nominare i componenti del Comitato di Indirizzo dell’Azienda Zero. Infine, sulla definizione delle nuove Ulss ridotte a 7, la Cgil ritiene che a monte di questa scelta debba essere condotta un’analisi relativa agli ambiti ottimali dei servizi socio-sanitari oltre che delle modifiche degli assetti istituzionali (accorpamenti dei Comuni, città Metropolitana, ecc). La riorganizzazione deve prevedere dotazioni adeguate al nuovo modello e deve perciò essere accompagnata dalla costituzione di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali. Quanto ai risparmi che ne deriveranno, devono – secondo la Cgil e le sue categorie – esplicitamente essere reinvestiti nel sistema socio sanitario.

Leggi il documento integrale di Cgil, FP e SPI