In questi giorni abbiamo assistito ad un carosello di fake news sui 5 referendum, 4 sul lavoro e 1 sulla cittadinanza, che saremo chiamati a votare l’8 e il 9 giugno. È il segnale che chi vuole continuare a lucrare sulla pelle dei lavoratori ha paura del voto. Così si tenta di far passare l’idea debolissima che i quesiti contro i licenziamenti illegittimi cambierebbero le cose solo per pochi lavoratori, o che i precari non sono poi così tanti e non vale la pena votare per regolamentare l’uso dei contratti a tempo determinato. E poi c’è il cavallo di battaglia delle fake news che riguarda il quesito sugli appalti e la sicurezza sul lavoro. Chi vuole spingere all’astensione tira in ballo “la signora Maria o il signor Mario che vuole rifare l’impianto elettrico”. Peccato che invece il quesito non si riferisca alle persone come singoli cittadini, ma alle aziende che appaltano e subappaltano le attività produttive e logistiche senza poi avere responsabilità di quello che succede nel loro cantiere. Parliamo dell’Esselunga, dove c’erano più di 60 ditte in appalto e dove hanno perso la vita 5 operai. Parliamo di lavoratori come Mattia Battistetti, operaio di una ditta in appalto, morto travolto da un carico di 15 quintali. In una realtà come quella veneta, in cui nei primi 3 mesi del 2025 i morti sul lavoro sono triplicati rispetto allo stesso periodo del 2024, cercare di imbrogliare gli elettori con queste mistificazioni è a dir poco irresponsabile. Infine, si cerca maldestramente di puntare sull’odio e sulla paura per quanto riguarda il quinto quesito che propone di portare da 10 a 5 gli anni di residenza legale in Italia necessari per richiedere la cittadinanza (senza modificare gli altri requisiti), dando finalmente questo diritto a chi vive regolarmente, lavora e paga le tasse nel nostro territorio. Non quindi cittadinanza per tutti i “clandestini e i pusher”, come vuol far credere qualcuno. Hanno paura, insomma, perché questa volta si rischia davvero di poter cambiare le cose in meglio, per tutte le lavoratrici e i lavoratori, per le loro famiglie e per il Paese. L’8 e il 9 giugno andiamo a votare!
La Segreteria regionale della Cgil Veneto