ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE, PARTITA LA SPERIMENTAZIONE

Si è avviata in questi giorni la fase sperimentale dell’assegno di ricollocazione, con l’invio da parte dell’Anpal di 30 mila lettere ad altrettanti percettori di Naspi.
Non si tratta di un sussidio alla disoccupazione ma di un buono per accedere a un percorso personalizzato di accompagnamento al lavoro, seguito da un tutor dedicato.
I destinatari avranno a disposizione un buono per usufruire di servizi di assistenza intensiva alla ricollocazione presso circa 900 operatori pubblici e privati accreditati. L’assegno non viene erogato direttamente all’utente ma agli operatori che saranno retribuiti solo a risultato raggiunto, cioè alla firma di un contratto di lavoro.
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“Positivo l’avvio della sperimentazione sull’assegno di ricollocazione, forse la principale misura di politica attiva individuata nel Jobs Act”, osserva la Segretaria della Cgil, Tania Sacchetti che però fa presenti alcune preoccupazioni riguardanti il futuro delle politiche attive, la poca chiarezza sulle linee di indirizzo di Anpal e la situazione di precarietà di migliaia di lavoratori dei centri per l’impiego, Anpal servizi e Inapp.

Secondo la dirigente sindacale “le politiche attive non hanno vita lunga se non sono accompagnate da politiche di sviluppo nazionali e territoriali capaci di attrarre e generare nuovi investimenti e, di conseguenza, nuove opportunità occupazionali. Anche il ruolo delle azioni formative sarà determinante per riattivare e sviluppare nuove competenze”.

Scacchetti denuncia “la poca chiarezza in merito alle responsabilità e alla titolarità della costruzione di un quadro di scelte nazionali condivise, a partire dalla definizione delle linee di indirizzo che devono determinare i livelli di prestazione universalmente riconosciuti. Le Regioni, alla luce degli esiti del referendum costituzionale, hanno mantenuto la competenza sulla strumentazione dell’organizzazione del mercato del lavoro”. La segretaria confederale sottolinea che “molte cose devono ancora essere definite anche in merito all’assegno di ricollocazione (profilazione, accreditamento, offerta congrua), scelte che devono essere prese con il consenso delle Regioni oltre che con il coinvolgimento dei sindacati”.

Infine, Scacchetti si sofferma sui precari. “La credibilità del sistema di Anpal – sostiene – ha come presupposto la soluzione del tema della precarietà che riguarda la maggior parte dei lavoratori dei Cpi, di Anpal servizi e di Inapp. Lavoratori che garantiscono un servizio sempre più centrale per le politiche future e che, in quanto tale, non può essere soggetto a una continua condizione di incertezza lavorativa e professionale”.
“Ribadiamo, quindi la positività della sperimentazione e – conclude Scacchetti – chiediamo al ministro Poletti un maggior confronto con le parti sociali per dare soluzione alle tante questioni ancora aperte, che se non affrontate rischiano di determinare risposte insufficienti”.