Aperture: appello alla prudenza

Dichiarazione di Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto

Si moltiplicano gli appelli delle categorie economiche venete a riaprire tutto e subito, compreso ciò che l’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio ha escluso dalla prima ripartenza del 4 maggio.
Lo stesso avviene per la scuola, che si vorrebbe far ricominciare in tempi molto brevi.
E il Presidente della Regione continua ad emanare ordinanze che ballano sul filo della legittimità per dare l’idea che il nostro territorio sia pronto ad allentare le restrizioni con molta più decisione del Governo nazionale.
Alla base di queste prese di posizione ci sono preoccupazioni fondatissime sulla crisi economica e sociale che la glaciazione dei consumi e degli investimenti sta determinando.
Il più delle volte, peraltro con una certa leggerezza, si sostiene che nel resto d’Europa siano molto più avanti di noi da questo punto di vista.
Certamente l’Italia è il paese occidentale che ha chiuso di più e più a lungo, essendo anche il più colpito dall’epidemia, arrivata qui prima che altrove.
Ma le notizie che oggi giungono dal resto del Continente sono molto meno lineari di quanto si pensi.
In Germania è già ripartito il contagio, raggiungendo quella soglia che la stessa Cancelliera Merkel aveva indicato come limite di guardia che l’avrebbe indotta a rivedere i provvedimenti di allentamento del lockdown.
La Francia, che aveva annunciato la riapertura imminente della scuola, ha rinviato la decisione, anche in considerazione che – trattandosi di un rientro volontario – la gran parte della famiglie si sono dette contrarie a rimandare bambini e ragazzi nelle aule prematuramente.
Nel frattempo, Paesi che sono stati tra i più tempestivi e rigorosi al mondo, come la Nuova Zelanda, stanno raggiungendo il livello “contagi zero”.
Molti giornali, inoltre, hanno pubblicato le previsioni dell’Istituto Superiore di Sanità in caso di riapertura generalizzata delle attività. Nell’ipotesi peggiore, avremmo le terapie intensive piene già l’8 giugno e decine di migliaia di ulteriori decessi.
Quello che come Cgil lanciamo, mettendo da parte qualunque polemica, è un accorato appello alla prudenza. Una prudenza dettata non solo da ragioni umanitarie, posto che è un dovere inderogabile quello di salvare tutte le vite che possiamo, ma anche da valutazioni economiche. Se saremo costretti a nuove chiusure, cosa piuttosto probabile procedendo in maniera avventata, i danni al tessuto produttivo saranno dirompenti e molto difficili da rimediare.
Le aperture decise dal Governo per lunedì prossimo sono rilevanti, riporteranno al lavoro centinaia di migliaia di cittadini veneti. Gestiamole nel modo migliore, lavorando per garantire ovunque sicurezza massima dal contagio.
Se ci riusciremo, potremo andare incontro ad un’altra tappa, nella seconda metà di maggio, con ulteriori attività che potranno riprendere.
Procediamo passo dopo passo, sempre pronti a tornare indietro se gli indicatori epidemici ce lo imporranno.
Intanto garantiamo liquidità alle imprese e sostegno al reddito di tutti i lavoratori dipendenti e autonomi. 
Nessuna azienda deve chiudere, nessun lavoratore deve essere licenziato, nessun cittadino deve essere lasciato solo.
Da questo dramma non si esce come Veneto, si esce come Italia, anzi come Europa. 
Le fughe in avanti rischiano di durate 15 giorni appena, il tempo necessario al virus per riprendere il suo tremendo cammino”.