Allarme sfratti per centinaia di famiglie venete

“ALLARME SFRATTI IN TUTTA LA REGIONE: CENTINAIA DI FAMIGLIE VENETE RISCHIANO DI RIMANERE SENZA CASA”

L’appello di Sunia Cgil, Sicet Cisl e Uniat Uil alla regione Veneto

Centinaia di famiglie in Veneto corrono il rischio, nei primi mesi del 2021, di perdere la casa al termine del blocco degli sfratti che coincide con la fine dell’anno. Moltissime di queste già non riescono più a pagare le utenze a causa del Covid-19. Tra i nuovi morosi anche numerose giovani coppie travolte dalla crisi economica generata dalla pandemia.

È quanto emerge dai dati raccolti tra gli operatori di Sunia, Sicet e Uniat del Veneto, i Sindacati degli inquilini che fanno riferimento rispettivamente a CGIL – CISL – UIL regionali.

Non sappiamo che tipo di soluzione proporre – affermano i sindacati – a quegli inquilini che, nonostante abbiano un lavoro, gli sia stato comunicato lo sfratto, magari per degli affitti arretrati. Anche perché, pur mettendoci tutta la buona volontà, non riescono a trovare un’alternativa abitativa. Per chi non è italiano, poi, non c’è nessuna disponibilità a ottenere una casa in affitto. Ecco allora che famiglie anche con bambini piccoli si ritrovano in mano la intimazione a lasciare la casa, non sapendo dove andare. Se vengono da noi, non possiamo far altro che indirizzarli agli uffici dei servizi sociali del comune di residenza, che valuteranno il da farsi magari con ricoveri di fortuna, per esempio in comunità alloggio riservate solo ai minori con la madre, mentre il padre deve attrezzarsi per dormire in auto. Questi sono i veri drammi della disperazione che stiamo toccando con mano tutti i giorni. Perciò abbiamo chiesto un incontro anche alla Regione Veneto per monitorare la situazione e per chiedere che vengano messi a disposizione alloggi, anche temporanei, per queste emergenze abitative, senza dividere le famiglie. Nel frattempo vanno resi fruibili tutti quegli alloggi dell’Ater attualmente sfitti perché bisognosi di restauri. I contributi una tantum che la Regione Veneto ha messo a disposizione sono poca cosa rispetto alle reali necessità, aggravate dall’imperversare della pandemia che in primis ha colpito chi aveva lavori precari, ossia inquilini che non avevano le garanzie per chiedere un mutuo al sistema bancario per l’acquisto di una abitazione. A queste situazioni si sommano tutti quegli inquilini in arretrato con le utenze e le spese condominiali, che stanno facendo di tutto per utilizzare i contributi che regione e comuni mettono a disposizione. Tra costoro anche molti italiani, in genere giovani coppie in condizioni economiche molto precarie, che non hanno retto al contraccolpo dell’improvviso lockdown con conseguente arresto dell’economia.


Come afferma il Segretario del Sicet Veneto, Pietro Scomparin: “Sempre più inesorabilmente la pandemia ci sta costringendo a vedere quei nodi della nostra vita sociale che abbiamo per troppi anni ignorato“, e se nei primi mesi della crisi sanitaria, durante il lockdown e la parziale riapertura della fase due , “è emerso con prepotenza il tema del lavoro precario e sottopagato“, ora “sta venendo alla luce una vecchia questione mai risolta: la casa“. Mesi senza reddito o con redditi già scarsi falcidiati dalla cassa integrazione hanno infatti “reso incapaci le famiglie di affrontare la principale voce di costo, specie nelle città“.

Per il primo periodo infatti, come sostiene Claudio Stocco dell’Uniat: “Le famiglie hanno retto risparmiando sulla spesa alimentare, anche grazie agli aiuti che sono stati distribuiti dagli enti di beneficienza. Ma ora non ce la fanno più“. Gli ‘sfrattati dal Covid’ si aggiungono poi a coloro che una casa non l’hanno mai avuta, i senza tetto.

Abbiamo proposto a più riprese – ribadisce Michele Brombin del Sunia Veneto – la costituzione di un fondo di garanzia finanziato da Regione ed Enti Locali, oltre che dagli inquilini attraverso il loro deposito cauzionale che devono versare al momento della sottoscrizione del contratto di locazione. Questo Fondo avrebbe il compito di garantire ai proprietari il pagamento del canone in caso di morosità incolpevole da parte dell’inquilino. I comuni inoltre dovrebbero aumentare le aliquote IMU per gli alloggi sfitti e dall’altro ridurre le stesse aliquote per chi concede in locazione immobili a canone concordato. Per i contratti di locazione concordati, la Giunta regionale potrebbe aiutare i comuni per incentivare anche la rinegoziazione degli affitti: SUNIA, SICET e UNIAT con CONFEDILIZIA, UPPI, ASPPI e Federproprietà sono concordi su questo (come risulta da un documento congiunto inviato il 28/04/2020 alla Regione), per affrontare le difficoltà economiche delle parti che probabilmente si manifesteranno nei prossimi mesi accentuate dall’emergenza sanitaria”.

E’ necessario dunque, ribadiscono all’unisono i Sindacati degli inquilini, incentivare le locazioni e dall’altro disincentivare le case sfitte attraverso una rimodulazione dell’aliquota IMU, e predisporre un importante piano di investimenti per il recupero delle migliaia di case di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) sfitte e per la costruzione di nuovi alloggi, anche attraverso la rigenerazione urbana, dando un ruolo fondamentale alle Ater provinciali che hanno a disposizione tutti gli strumenti necessari per la gestione del piano stesso.

SICET -SUNIA – UNIAT Regionali del Veneto