11 DICEMBRE: SEDI DEI PATRONATI CHIUSE IN TUTTO IL VENETO, MA LA PROTESTA E’ PER GARANTIRNE L’ATTIVITA’ FUTURA.

LO COMUNICANO ALL’UTENZA GLI OPERATORI DEI PATRONATI DI CGIL CISL UIL ED ACLI CHE IN QUEL GIORNO TERRANNO PRESIDI DAVANTI A TUTTE LE SEDI INPS, MENTRE A VENEZIA CON “I PATRONATI IN CAMPO” ALLESTIRANNO GAZEBO IN CAMPO SAN GEREMIA ED IN CAMPO S. STEFANO. I patronati di Cgil, Cisl Uil ed Acli comunicano alla propria utenza che l’ undici dicembre saranno “chiusi, ma per essere aperti in futuro”. Con questo slogan, affisso davanti a tutte le 167 sedi venete dei patronati, si riassumerà il senso della giornata di protesta contro il nuovo taglio di 28 milioni di euro inserito dal Governo nella Legge di Stabilità che, se attuato, metterebbe in gioco la possibilità di continuare ad assicurare i servizi oggi resi gratuitamente ai cittadini.

Si tratta di quasi 700.000 persone che ogni anno in Veneto si rivolgono a Inca Cgil, Inas Cisl, Ital Uil ed Acli per la pensione, sostegni al reddito (disoccupazione, maternità, assegni familiari), invalidità civile, infortuni e malattie professionali, rinnovo dei permessi di soggiorno e per molte altre prestazioni che aiutano lavoratori e pensionati ad orientarsi in materie spesso complesse ed esercitare diritti di cui a volte non sono nemmeno a conoscenza.
La giornata di chiusura delle sedi sarà tutt’altro che tacita e priva di contatti con gli utenti. In tutti i capoluoghi veneti gli operatori saranno davanti alle sedi dell’Inps, muniti di pettorina (la stessa esibita oggi, 9 dicembre, da una delegazione recatasi davanti a Montecitorio in concomitanza col dibattito parlamentare) per spiegare i motivi della campagna di mobilitazione ed invitare a dichiarare il proprio sostegno a favore dei patronati con un selfie da postare in rete (sito internet: www.tituteliamo.it; facebook: facebook.com/tituteliamo; twitter: @tituteliamo).
A Venezia inoltre ci sarà un’iniziativa regionale di particolare visibilità (“i patronati in campo”) con gazebo allestiti in Campo san Geremia e Campo Santo Stefano.
Lo scopo è incontrare tanta gente e parlare del proprio lavoro che li porta ad operare nelle città e nelle località più sperdute e con modalità del tutto opposte a quelle di un burocrate che si limita a compilare acriticamente “le carte”. I lavoratori, i cui contributi alimentano quel fondo patronati su cui il Governo vuole ora mettere le mani, conoscono bene queste peculiarità e sanno anche che i patronati sono un elemento essenziale per far funzionare la stessa amministrazione pubblica che altrimenti, per garantire le stesse prestazioni (e non con la stessa “qualità umana”), dovrebbe spendere quasi il doppio delle risorse.
Per questo la campagna sta riscuotendo tantissime adesioni, rinnovando la stessa attenzione ricevuta l’anno scorso in occasione del pesantissimo taglio prospettato (e poi ridotto a 35 milioni di euro) che vide 1.200.000 cittadini (di cui oltre 100.000 nel Veneto) sottoscrivere la petizione a sostegno dei Patronati.
Ciò che oggi indigna molti è il fatto che dopo la decurtazione di un anno fa si torni nuovamente a tagliare visto che, essendo rimasti immutati i protagonisti e le motivazioni, le decisioni già assunte l’anno scorso dal Parlamento avrebbero dovuto rimanere valide per tutta la legislatura. Non a caso lo stesso Servizio Tecnico di Camera e Senato sulla Legge di Stabilità sostiene che “andrebbe attentamente ponderata la effettiva praticabilità di ulteriori riduzioni degli stanziamenti alla luce dei ripetuti interventi già operati in precedenza.”