I PATRONATI IN PRESIDIO DAVANTI ALLA CAMERA

20151209_143709_resized_1La protesta contro i tagli ai Patronati si va intensificando e dalle 15 di oggi è in corso un presidio a Roma, davanti alla sede della Camera dei deputati, dove è previsto il licenziamento del testo in sede di Commissione Bilancio. Delegazioni di Acli, Inas, Inca e Ital sono giunte da tutta Italia (in foto quella veneta dell’Inca) mentre continua la solidarietà di lavoratori e pensionati che in questi giorni hanno postato sui social network la loro immagine a sostegno della campagna unitaria #iocimettolafaccia. 
Un incontro è stato chiesto alla Presidente della Camera, Laura Boldrini, per attivare tutte le pressioni necessarie affinché sia stralciata qualsiasi ipotesi di riduzione delle risorse destinate ai patronati, indispensabili strumento per assicurare le prestazioni ai cittadini e che rappresentano un presidio di solidarietà che non può e non deve essere cancellato.

 20151209_143940_resized_1 20151209_143908_resized_1 20151209_143630_resized_1“La Camera dei deputati – chiedono i patronati – deve dare un segnale forte al Paese cancellando la norma che prevede una riduzione pesante (28 milioni di euro) e un intervento strutturale sull’aliquota che alimenta il fondo patronati”. Inca, Inas, Ital, Acli sostengono che “quei contributi destinati ai patronati non sono dello Stato, ma dei lavoratori che continueranno a pagare sulle loro buste paga gli stessi oneri di prima, ma con uno svantaggio in più, perché, a fronte dei tagli, saranno privati della possibilità di potersi rivolgere ai Patronati per espletare gratuitamente le procedure di riconoscimento di prestazioni previdenziali e socio assistenziali.

20151209_150901_resized20151209_150909_resizedQuelle somme, che saranno sottratte ai Patronati, perciò, saranno incamerate dal Bilancio dello Stato per altri scopi e non saranno restituite ai cittadini e alle cittadine.
Si tratta di un intervento a gamba tesa inaccettabile, soprattutto in ragione del fatto che non c’è equità se uno Stato decide di privare la propria gente di un presidio di welfare solidaristico e universale, così indispensabile, e di favorire, nel nome della semplificazione, l’apertura di un mercato privato dei diritti”.