Una scatoletta di tonno e crackers

L’integrazione vista dall’amministrazione comunale di Minerbe.

Niente pasto caldo per una bambina di una scuola elementare di Minerbe i cui genitori hanno saltato il pagamento della retta. In mensa, il suo piatto era diverso dagli altri: solo una scatola di tonno e un pacchetto di crackers che l’hanno fatta piangere davanti a tutti per l’umiliazione e il dolore morale. In questo modo il comune ha portato nella scuola un disvalore, dice Marta Viotto, segretaria generale Flc CGIL Veneto.

Questa la sua dichiarazione:

Quando un’amministrazione Comunale non sceglie di essere di sostegno per le famiglie in difficoltà, quando un’amministrazione comunale non interviene presso una comunità educante in termini solidaristici viene meno ad uno dei suoi obblighi costitutivi. Ci sono diritti universali come quello dell’infanzia che non può essere offeso e differenziato per ragioni di bilancio economico. Scegliere di somministrare un pasto ridotto al tonno, significa consegnare a quella comunità scolastica un disvalore educativo che non è certamente presente nei compagni e nelle insegnanti di quella bambina.

La solidarietà è uno di quei valori che si trasmette anche con gli esempi istituzionali. L’amministrazione non può nascondersi dietro a tale comportamento facendo riferimento a presunte politiche di equità e giustizia sociale. Tutti devono pagare! Come? Tutti allo stesso modo? Non sarebbe invece più opportuno ed equo un intervento finanziario dell’amministrazione comunale volto a colmare con propri fondi la parte di contributo che le famiglie in difficoltà non riesco a pagare? Ciò ovviamente, dopo aver verificato il reale grado di difficoltà della famiglia operando con adeguati accertamenti prima di agire in maniera politicamente propagandistica.

Alimentare un clima divisivo non fa altro che lacerare ulteriormente il tessuto sociale già di per sé disgregato. Per i bambini che frequentano la mensa, consumare lo stesso pasto è un diritto, e spetta agli adulti il dovere etico e morale di evitare che il disagio sociale, già vissuto in famiglia, venga replicato anche nella scuola.