MIGLIAIA DI EDILI MANIFESTANO A PADOVA PER IL CONTRATTO

Sono arrivati a migliaia da tutto il Veneto, il Trentino ed il Friuli, per chiedere il contratto, la sicurezza e la legalità nei cantieri. In occasione dello sciopero durato l’intera giornata, i lavoratori edili hanno manifestato a Padova, pieni di cartelli, striscioni, megafoni e palloncini.
Il corteo si è snodato per le vie della città, partendo dalla stazione ferroviaria e facendo un giro alla fine del quale sono ritornati verso piazza De Gasperi, dove sul palco si sono succeduti sindacalisti e lavoratori, fino al comizio conclusivo di Emilio Correale, della Segreteria nazionale della Feneal Uil.

Ad un anno dalla presentazione della piattaforma per il rinnovo del contratto, abbondantemente scaduto – hanno spiegato – è ancora stallo nelle trattative tra Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil e le associazioni imprenditoriali del settore edile (industriali, artigiane e cooperative), tanto da indurre le organizzazioni sindacali a proclamare lo sciopero, fermando i cantieri, ed una serie di manifestazioni interregionali, tra cui quella padovana.
La vertenza, che è stata oggetto in questi giorni di centinaia di assemblee, cantiere per cantiere, intende affrontare, oltre alla questione dell’adeguamento salariale (chiesti 106 euro), alcune criticità presenti nel lavoro edile, a partire dalla sicurezza in una categoria fortemente esposta agli infortuni, dalla legalità e lotta al sommerso (anche attraverso il rafforzamento delle casse edili), dalla qualificazione e crescita professionale in un settore che sta cambiando sia sul piano dei processi che dei prodotti.

“Nel Veneto – hanno spiegato i segretari regionali di Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Valerio Franceschini, Francesco Orrù e Leonardo Zucchini – l’edilizia è uscita da una crisi pesantissima che ha decimato occupati ed imprese. Nel 2008 in regione gli addetti erano 180.000 (di cui 110.000 dipendenti); a fine 2016 sono scesi a 114.000 (di cui 71.000 dipendenti)”.
Oggi siamo in presenza di una lieve crescita e per il 2018 l’Ance (Associazione Costruttori) prevede un andamento generale al rialzo, oltre ad un rilancio delle opere pubbliche.
In questo scenario, le organizzazioni sindacali chiedono per la prima volta un contratto unico per tutto il settore (attualmente è diversificato tra comparto industriale, artigiano e cooperativo).
“L’atteggiamento di chiusura delle associazioni datoriali è ingiustificato”, hanno commentato lavoratori e rappresentanti sindacali che evidenziano come, a differenza dell’edilizia, “le vertenze contrattuali si siano concluse positivamente in tutti gli altri comparti affini, con aumenti salariali tra i 90 ed i 100 euro e risultati sul piano del welfare integrativo (a partire da sanità e previdenza) che invece i costruttori non vogliono affrontare”.

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