ANCORA MORTI SUL LAVORO. LA CGIL CHIEDE PIÙ PREVENZIONE E PIÙ CONTROLLI

Lo sostiene il Segretario Generale, Christian Ferrari:

“Anche quest’anno stiamo assistendo in Veneto ad una strage sul lavoro e la morte di Renzo Donà all’interno della Agrifung aggiunge un altro nome alla lista di vittime che non avremmo mai voluto vedere.
Nulla è cambiato in regione rispetto all’anno scorso: 11.935 infortuni e 12 morti nei soli mesi di gennaio e febbraio, come certifica con l’impietosità delle cifre il rapporto ufficiale dell’Inail.
Non siamo disposti a considerare come ineluttabile un numero così alto di infortuni che arrivano a causare menomazioni gravi – se non la perdita della vita – a persone impegnate in una normale attività lavorativa.
Il Veneto deve garantire ai suoi lavoratori sicurezza e serenità. Ciò a partire dalla messa in atto nelle aziende e nel territorio di tutti gli strumenti necessari di informazione, di prevenzione e di riduzione del rischio, oltre che da un’azione efficace sul piano dei controlli che devono essere frequenti ed approfonditi.
Tutto questo richiede di superare le carenze di organico negli Spisal ed applicare appieno il Piano strategico per la Salute e Sicurezza sottoscritto lo scorso luglio tra la Regione e le parti sociali.
Il Veneto, che vanta una posizione avanzata per tutta una serie di indicatori, deve puntare a risalire le classifiche anche in materia di salute e sicurezza sul lavoro, destinando le risorse necessarie al conseguimento di questo obiettivo.
Accanto a questo, va portata avanti una forte iniziativa anche a livello nazionale, come stiamo facendo unitariamente all’interno del percorso di mobilitazione che abbiamo messo in campo in questo periodo.
Perché è inaccettabile, di fronte allo stillicidio dei morti e degli incidenti che continua a funestare il paese, festeggiare, come abbiamo visto fare qualche giorno fa dal governo nazionale, una riduzione del 33% dei premi INAIL a favore delle imprese sottraendo risorse che invece potrebbero essere utilizzate per proteggere la vita e la salute dei lavoratori. Una scelta sbagliata che va nella direzione diametralmente opposta a ciò che serve”.