Emilio Viafora, Segretario generale Sunia Cgil Veneto: “Abbiamo letto con interesse le dichiarazioni del Presidente Stefani relative alla dotazione di 25 milioni del piano Casa Veneto destinata a consentire a medici e infermieri di accedere a fitti calmierati se si trasferiscono in Veneto”.
Pur non avendo compreso con quali misure si vuole dare corso a tale obiettivo, vorremmo porre al Presidente alcune domande e avanzare una proposta.
Cosa si risponde ad insegnanti che non si trasferiscono in Veneto perché o non trovano casa o quando la trovano è a prezzi insostenibile, visto gli stipendi che percepiscono? E agli studenti fuori sede, alle giovani coppie che non mettono su famiglia perché non possono accedere nè ad un mutuo nè ad un alloggio di edilizia pubblica nè al fitto sul libero mercato, e ai tanti lavoratori di cui ha bisogno il nostro apparato produttivo e che non trovano casa? Per non parlare delle oltre 20 mila famiglie che aspettano l’assegnazione di un alloggio nelle case di edilizia residenziale pubblica.
Non penso che misure emergenziali o corporative siano una risposta alla crisi abitativa che al contrario abbisogna di politiche strutturali e finanziamenti pluriennali da prevedere con risorse certe nel bilancio della Regione. So bene che grande responsabilità è da attribuirsi al Governo nazionale, più interessato al Ponte sullo Stretto che all’emergenza abitativa, ma questo non esime il Governo regionale di fare la sua parte con risorse proprie, così come hanno fatto regioni di diverso colore politico.
Al Presidente avanziamo perciò la proposta di un Patto sull’Abitare che dia risposte al complesso della società. Un Patto tra Regione, Sindacati degli inquilini e Confederali, Associazioni di categoria ed ANCI.”