In Veneto si continua a morire sul lavoro: i dati Inail relativi agli infortuni con esito mortale avvenuti da gennaio a ottobre 2025 sono tragici: nella nostra regione sono morti 100 lavoratori (erano 64 nello stesso periodo del 2024), con un aumento del 56,25%. Aumentano anche gli infortuni denunciati che passano dai 58.490 di gennaio-ottobre 2024 ai 60.052 relativi allo stesso periodo del 2025, un dato costantemente in crescita.
In questa ecatombe non sono ancora stati conteggiati i tanti morti di novembre come l’operaio edile caduto dal tetto e morto sul colpo a San Martino di Venezze (Ro), l’operaio ustionato a causa della violenta reazione di miscelazione di sostanze chimiche a Vicenza, il lavoratore caduto da 10 metri da un capannone a Santa Giustina in Colle (PD) e gravemente ferito, l’operaio ferito durante lavori stradali notturni a Chioggia (VE), l’operaio morto tragicamente travolto dal muletto a Rovigo. E per ultimi quelli di dicembre che si sono verificati in questi giorni, uno di seguito all’altro.
Tiziana Basso, Segretaria generale Cgil Veneto e Silvana Fanelli, segreteria regionale con delega sulla salute e sicurezza sul lavoro: “Ora, di fronte a questo quadro tragico e inaccettabile che è sotto agli occhi di tutti, chiediamo azioni immediate da parte della Regione: il Presidente Stefani e quella che sarà la nuova Giunta diano concretezza al piano di assunzioni per contrastare il fenomeno investendo negli organici degli enti preposti ai controlli, nella formazione e nella prevenzione. E devono investire anche le imprese, sia dal punto di vista tecnologico che per migliorare l’organizzazione del lavoro. La salute e la sicurezza di chi lavora per vivere non deve essere considerata un costo o una voce del bilancio da poter tagliare”.