UNA NUOVA STAGIONE DI CONTRATTAZIONE PER IL VENETO

Di Elena Di Gregorio, Segretaria Generale della Cgil del Veneto

Veniamo da un periodo in cui la contrattazione si è dovuta misurare nella gestione delle crisi aziendali avendo l’obiettivo di difendere il lavoro e salvaguardare il sistema produttivo.
Una stagione segnata da migliaia di accordi che hanno prodotto il risultato di attutire l’impatto della crisi sui livelli occupazionali, anche a costo di sacrifici che hanno pesato sui lavoratori.
In alcuni casi, significativi anche sul piano nazionale, abbiamo usato strumenti di solidarietà per favorire processi di riorganizzazione e innovazione aziendale che hanno permesso recuperi di competitività nei mercati globali.

La crisi ha fatto emergere fenomeni di penetrazione di criminalità organizzata nell’economia regionale e l’espansione di un’economia illegale. Fattori questi, che se non contrastati con determinazione, rischiano di mangiarsi l’economia sana e compromettere lo sviluppo del Veneto.
Uno sviluppo che è ancora fragile e lento e che perciò richiede di essere sostenuto e alimentato con politiche economiche e contrattuali espansive. È troppo presto per valutare come impatteranno sull’economia regionale la Brexit, la turbolenza dei mercati finanziari, a partire dalla crisi del sistema bancario veneto che ha bruciato miliardi di ricchezza alle famiglie e alle imprese, e il quadro di instabilità geopolitica che segna i mercati di esportazione.

In questo contesto molto complesso si sta sviluppando una nuova stagione di contrattazione aziendale e territoriale anche alla luce di alcune misure che come sindacato abbiamo conquistato rendendo strutturale la detassazione della contrattazione di secondo livello a cui si è accompagnato l’intervento del governo in materia di welfare contrattuale.
Si tratta di misure che hanno un appeal   in ragione del fatto che scontiamo un lungo blocco della contrattazione nazionale (che per milioni di lavoratori sta ancora proseguendo) e di mancate politiche redistributive che hanno prodotto una perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni erose dall’aumento delle tariffe e dalla tassazione locale.
Se però si utilizzano queste misure di sostegno alla contrattazione aziendale solo in termini salariali e di vantaggio fiscale per le imprese, a prevalere è la vecchia logica di recupero di competitività operando esclusivamente sul costo del lavoro.

Alla luce delle misure di cui sopra, e dando concretezza alla  proposta che come sindacato unitario abbiamo lanciato alle associazioni imprenditoriali per “un moderno sistema di relazioni Industriali” dentro cui vivere un modello contrattuale più inclusivo e partecipativo, come Cgil riteniamo che, fermo restando la centralità del ccnl, la vera sfida per imprese e sindacato si gioca sulla qualificazione della contrattazione di secondo livello che deve operare su tutti i fattori per innalzare la reale produttività aziendale e di sistema.
Gli analisti e le fonti statistiche ci dicono che il ritardo dell’Italia in Europa è determinato dal permanere di un gap di produttività con il paradosso che a invarianza retributiva cresce il costo del lavoro per unità di prodotto e diminuisce la capacità competitiva delle nostre imprese. Perciò ci sentiamo impegnati a proporre alle imprese del Veneto di superare le logiche tradizionali e fare del Veneto un laboratorio di innovazione contrattuale puntando ad un sistema partecipativo che ricostruisca quelle reti di relazioni aziendali, interaziendali e territoriali che la crisi ha profondamente destrutturato. Il Veneto ha già dimostrato nella bilateralità, soprattutto artigiana, di saper produrre un modello di avanguardia a livello nazionale nel coniugare produttività, sviluppo e tutele sociali.
Perché la partecipazione non diventi una delle tante parole malate, pensiamo che di essa vadano definiti i tratti essenziali. Per noi la partecipazione non può essere, come tante volte evocato, solo una partnership azionaria o un surrogato per ovviare alla scarsa capitalizzazione delle imprese, ma al contrario   la sperimentazione di sistemi di codeterminazione e di reale coinvolgimento dei lavoratori nei processi produttivi anche attraverso i comitati di indirizzo e sorveglianza sulle scelte strategiche aziendali.

Riteniamo che questo sia il terreno evoluto per definire il contributo autonomo che le parti sociali mettono a disposizione dell’intero sistema economico regionale e nella rivendicazione alle istituzioni locali per una modernizzazione socialmente compatibile di cui in Veneto c’è bisogno atteso che quello che è stato definito il miracolo del modello NE ha esaurito la sua spinta propulsiva.
Con questo orientamento la Cgil del Veneto svilupperà la sua iniziativa per ritessere relazioni e sottoscrivere intese senza nostalgie per improbabili patti tra produttori o ritorno a politiche concertative.
Per noi l’esercizio della contrattazione è quell’assunzione di responsabilità con cui le parti interloquiscono con il sistema istituzionale e che mettono a disposizione della società veneta.