Oggi il mondo del lavoro si lista nuovamente a lutto. Un lavoratore di 58 anni muore in una azienda del vicentino, Aristoncavi, specializzata nella produzione di cavi elettrici.
È l’ennesimo incidente in importanti realtà produttive, in cui gli organi competenti faranno le indagini e verificheranno le responsabilità, ma resta ferma e imprescindibile la responsabilità di un sistema produttivo che non tutela i lavoratori, che mette il profitto al primo posto a scapito della sicurezza e della vita umana, che non previene e controlla. Abbassare gli standard e i livelli di sicurezza in un’ottica di risparmio, perseguire la corsa – e rincorsa – al profitto ad ogni costo attraverso il lavoro povero, non rispettare i diritti del lavoro più basilari, non possono e non devono in alcun modo seppellire la vita dei lavoratori e dei loro cari.
In Veneto, solo nei primi quattro mesi del 2025, si è superato ogni record negativo per quanto riguarda le morti bianche (in media un morto a settimana), gli infortuni e le malattie professionali, pur a fronte di milioni di ore di cassa integrazione. Questo vuol dire che alle difficoltà di un’industria manifatturiera (più di due anni di recessione industriale) la risposta del sistema produttivo è il risparmio sulla salute e sicurezza, l’aumento dei ritmi produttivi, gli scarsi investimenti tecnologici. A questo si aggiunge lo scarso controllo da parte dello Stato, certificato dalla strutturale carenza di personale dello Spisal e di tutti gli organi statali e regionali deputati alla prevenzione nei luoghi di lavoro. È necessario e indispensabile affermare con forza che la salute e la vita vengono prima di tutto.
Quest’anno il Primo Maggio è stato vettore di denuncia e protesta verso l’indifferenza e l’ipocrisia con cui la tragedia dei morti sul lavoro viene affrontata da questo Governo. Gli slogan e le promesse non bastano, qui ci vogliono investimenti, nuove assunzioni di personale per i costanti controlli nelle aziende, altro che non disturbiamo chi produce e rende ricco il Paese.
Servono urgentemente iniziative specifiche -investimenti e formazione – che coinvolgano pienamente tutti gli attori istituzionali, politici, datoriali e sociali a partire dalla creazione di un tavolo di crisi.
Davide Camuccio Filctem Cgil Veneto