Poste italiane non è un’azienda per donne

Poste italiane non è un’azienda per donne

Poste italiane è la più grande azienda privata per numero di addetti in Italia, oltre 124.000, ha più di 2 miliardi di euro di utili netti annui e un’importante presenza pubblica nell’azionariato che porta in dote dividendi di oltre 900 milioni annui. Proprio quest’azienda, fiore all’occhiello di Confindustria, cade rovinosamente sui temi che riguardano la tutela del lavoro femminile.

Marco D’Auria, Segretario regionale Poste Slc Cgil Veneto: “Poste italiane, così attenta alla propria immagine, ha ottenuto l’ambita certificazione sulla parità di genere UNI/pdr 125:2022 eppure costringe giovani madri single e vedove a rivolgersi al sindacato prima ed alla Consigliera di Parità regionale poi, per ottenere semplici e ragionevoli agevolazioni per conciliare tempi di vita e tempi di lavoro per chi ha figli. Mentre lamentiamo l’inverno demografico che mette a rischio il welfare perché sempre meno coppie fanno figli, un’azienda, che dovrebbe essere di esempio per le altre e che soprattutto può permettersi di venire incontro alle esigenze delle mamme lavoratrici, risponde con un muro di gomma a richieste molto semplici”.

Stefano Gallo responsabile Poste Slc Cgil Padova: “La Direzione veneta di Poste Italiane, che fino ad ora si è trincerata dietro generiche esigenze tecnico organizzative, è stata ulteriormente sollecitata a dare risposte specifiche per ogni singolo caso lasciandoci in attesa da dicembre dello scorso anno. I casi sono 15 i casi, 14 donne e anche 1 ragazzo padre, la maggior parte della provincia di Padova, e sono arrivati anche sulla scrivania della Consigliera di Parità della Regione Veneto dopo vari tentativi di intervento del sindacato”.

Ecco alcuni esempi:

Elena ha 38 anni ed è vedova da poco, abita nella provincia di Padova e deve organizzarsi per gestire due figli di 6 e 8 anni. Chiede un semplice cambio mansioni per poter gestire le esigenze familiari lavorando su cinque giorni invece che su sei. La risposta è no.

Stessa situazione per Rossella, padovana di 41 anni, vedova con 3 figli. Anche lei è una portalettere (e quindi non vincolata ad un orario di ufficio) e chiede di cominciare il lavoro mezz’ora prima per finire mezz’ora prima e gestire una difficile situazione familiare. La risposta è no.

Anna di anni ne ha 45, è di Padova ed il suo problema è di avere due genitori gravemente invalidi con la legge 104, per cui ha chiesto un cambio di ufficio, per un peraltro posto disponibile, in modo da essere più vicina ai suoi anziani genitori. La risposta è no.

Mara ha 40 anni, è una madre single di Venezia ed è una portalettere. Chiede un posticipo dell’orario giornaliero di mezz’ora per riuscire a portare il figlio di 7 anni a scuola. La risposta è no”.

Marco D’Auria, Segretario regionale Poste Slc Cgil Veneto: “La Slc Cgil non lascerà cadere le richieste e continuerà a difendere i diritti di chi con fatica aggiunge al lavoro in Poste anche il lavoro di cura, certi che in un’Azienda come Poste Italiane la responsabilità sociale debba ancora avere un senso”.

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