PENSIONI: UNA MAREA DI LAVORATORI E PENSIONATI IN PIAZZA A VENEZIA

manifestazione_2aprile_palcoLuca ha 30 anni e di lavori ne ha già fatti 7, senza contare la serie di stage e tirocini a 300 euro al mese. L’anno scorso si è sentito fortunato perché ha lavorato diversi mesi, poi ha scoperto che per tutto il periodo in cui è stato pagato con i voucher i contributi versati all’Inps valgono zero perché non ha raggiunto i 1.200 euro. “Alla mia età – dice – non ho praticamente nemmeno iniziato a costruire una pensione e quella che avrò a 70 anni, se va avanti così – tra lavoretti e periodi vuoti – sarà davvero una misera cosa. Intanto mio padre a 64 anni va ancora sulle impalcature e già una volta è caduto, per fortuna senza gravi conseguenze”. Lo racconta tra bandiere e palloncini in una Venezia risvegliata dai fischi e dagli slogan del corteo aperto dallo striscione di Cgil Cisl Uil per “cambiare le pensioni e dare lavoro ai giovani”.In questa battaglia Luca si riconosce appieno, così come il gruppo di amici suoi coetanei che gli stanno vicino. Della manifestazione li ha informati Andrea, giovane operaio metalmeccanico, che di pensioni sente spesso parlare nella sua azienda. “È un tema – dice – che viene sempre fuori nelle assemblee, anche se sono convocate per altri motivi. La gente lo sente molto, anche perché ogni volta che vi si è messo mano è stato per peggiorare le cose”.

manifestazione_2aprile_corteo02Da un punto all’altro del corteo i messaggi rimbalzano di megafono in megafono.
“Siamo migliaia e migliaia” lancia il responsabile dell’organizzazione che vede in poco tempo riempirsi campo Santa Margherita, con gente costretta a mettersi perfino dietro al palco, tanto è l’affollamento.
manifestazione_2aprile_palco02Un grappolo di palloni vola in alto, mostra la scritta “pensioni dignitose oggi e domani” stampata su un lungo nastro in verticale. Passa un aereo e sembra quasi volerla trasportare oltre il Canal Grande, fino all’Adriatico.
Intanto nella piazza cominciano i comizi. Parlano per primi i Segretari regionali di Cisl e Uil, Onofrio Rota e Gerardo Colamarco. Infine, tra un mare di applausi, viene data la parola al Segretario Generale della Cgil, Susanna Camusso. “Le pensioni devono cambiare: deve cambiare la legge e garantire la costruzione di una previdenza per i giovani, la possibilità di non immaginarsi un futuro da poveri”, ha detto. “Ma anche – ha aggiunto – deve cambiare il rapporto con i singoli lavori perché non si può usare un’età media indefinita per la quale sarebbe lo stesso lavorare su un’impalcatura o in un ufficio. Ci vuole una relazione con la fatica del lavoro e con l’inizio dell’attività: chi va a lavorare a 15 anni non può immaginare di proseguire per un numero di anni infinito”.
Uno dei problemi dell’attuale meccanismo “è che non abbiamo una separazione seria tra le politiche di assistenza e previdenza. Quelle di previdenza riguardano i contributi e devono avere una dinamica che consideri il lavoro svolto, gli istituti di previdenza vanno gestiti attentamente ma bisogna smettere di pensare che l’unica strategia è tagliare le risorse. Basta tagliare in basso e rendere sempre più povero questo paese!”.
La piazza è calorosa, ma anche molto combattiva.
“Questa vertenza va tenuta alta, anche dopo la manifestazione di oggi”, afferma Carla che non riesce ad andare in pensione perché di anno in anno si vede innalzare i requisiti. “Io sono stanca – aggiunge – ma devo lavorare anche per mantenere mia figlia che di lavorare ha invece tanta voglia ma è a casa, in attesa di un’occupazione.”

manifestazione_2aprile_corteo01Il bilancio della giornata è incoraggiante, con un dato di partecipazione che ha superato le aspettative della vigilia. Molti sono i pullman prenotati in più all’ultimo minuto e nei treni vagoni interi sono occupati dai manifestanti partiti da tutte le città del Veneto, mentre da Venezia, Mestre e Marghera la gente è arrivata gremendo all’inverosimile tram, bus e vaporetti.

“Un sabato diverso dagli altri – commenta Anselmo, pensionato – Una giornata importante in cui abbiamo fatto qualcosa ritrovandoci assieme ai nostri figli ed ai nostri nipoti: non per un appuntamento familiare, ma per lanciare un messaggio, in primo luogo alla politica, e ribadire il nostro impegno. Ora ci ascoltino!”