PART TIME AGEVOLATO: PER POCHI E SENZA STAFFETTA GENERAZIONALE

part time agevolatoNon arrivano alle 15.000 unità in tutto il Veneto i lavoratori che potenzialmente possono usufruire del part time agevolato, previsto dal decreto attuativo della Legge di Stabilità varato dal Ministro Poletti.
La stima è della Cgil regionale, abbastanza scettica su una misura che non collega l’abbassamento delle ore lavorate dai più anziani alla staffetta generazionale, stanzia risorse limitatissime, in grado di accontentare non più di 20.000 richieste in tutta Italia, e che, per come è congegnata, pare anche scarsamente appetibile dai lavoratori interessati. Inoltre è applicabile più nelle grandi imprese che nelle piccole e discrimina le donne.

Assai diverso, dice la Cgil, sarebbe un provvedimento che agevolasse la flessibilità dei pensionamenti, magari rendendola possibile – come chiede il sindacato – a partire dai 62 anni di età (o in base ad un mix tra contributi ed anzianità anagrafica), oltre che abbassare a 41 anni di contributi i requisiti per la pensione di anzianità.
Perché non c’è dubbio che uno dei grandi ostacoli all’occupazione giovanile sia rappresentato dal blocco delle pensioni. Non è un caso che nei 3 anni in cui la riforma Fornero ha ridotto ai minimi termini le quiescenze sia cresciuta la sofferenza occupazionale dei giovani, e che invece nel 2015 con un aumento dei pensionamenti per l’arrivo a maturazione di molte pensioni di anzianità (42 anni e 6 mesi di contributi per gli uomini, 41 e 6 mesi per le donne) l’occupazione giovanile abbia avuto un incremento.
Al “piccolo miracolo 2015” avranno anche contribuito la ripresina e gli incentivi del Governo, ma siccome le imprese non assumono se non necessitano di manodopera non c’è dubbio che il turn over innescatosi a seguito dei maggiori pensionamenti abbia avuto un ruolo di primo piano nel dare lavoro ai giovani.

I dati sono eloquenti.

Nel Veneto, per effetto della “Fornero” (la legge è del 2011) tra il 2011 ed il 2014 i pensionati tra i 55 ed i 64 anni (le fasce d’età in cui avvengono gli accessi alla quiescenza) sono calati di 69.289 unità e nello stesso periodo i giovani sotto i 30 anni occupati con lavoro dipendente sono scesi di 55.749 unità.
Nel 2015 quando finalmente hanno raggiunto i nuovi requisiti pensionistici tantissimi lavoratori che erano prossimi alla quiescenza prima della riforma Fornero e sono stati da essa bloccati, i pensionamenti da lavoro hanno fatto un balzo del 36% in più sui 12 mesi precedenti. Ciò ha aperto un’opportunità occupazionale per i giovani le cui assunzioni sono cresciute del 12,5%.
La relazione diretta tra pensionamenti e occupazione giovanile risulta ancor più evidente se si considera che nel 2015 in Veneto la platea dei lavoratori non si è allargata, anzi il tasso di occupazione è sceso rispetto al 2014 (da 63,7 a 63,6) riducendo di 10.000 unità il bacino degli occupati.
Questo scenario tuttavia non sarà ripetibile (il 2015 è stato un anno anomalo per vari fattori) ed il problema del ricambio generazionale è destinato a riproporsi come una delle emergenze sociali dell’Italia e della regione.
Una maggiore flessibilità nei pensionamenti senza però prevedere decurtazioni dei trattamenti che disincentiverebbero le uscite è dunque la strada maestra per dare prospettive ai giovani.


Veneto: percettori di pensioni da lavoro (anzianità e vecchiaia) per fasce d’età 2011 e 2014

età 2014 2011   diff %
55-59 24.170 45.242 -21.072 -46,6%
60-64 129.676 177.893 -48.217 -27,1%
totale 55-64 153.846 223.135 -69.289 -31,1%
65-70 192.322 177.516 +14.806 +8,3%
>70 367.019 338.484 +28.535 +8,4%
tutte le età 714.338 742.248 -27.910 -3,8%


Veneto: occupazione dei giovani sotto i 30 anni

  2014 2011 diff. diff. %
lavoratori dipendenti 265.533 321.282 -55.749 -17,4%


La prolungata mancanza di lavoro avrà ripercussioni pesantissime sui giovani per cui, allo stato attuale, si prospettano pensioni estremamente povere
a fronte di un accesso al lavoro in età sempre più avanzata, carriere lavorative connotate da precarietà, vuoti lavorativi, basse retribuzioni e forte incidenza del part time. Il tutto in un contesto che riconduce il calcolo dei trattamenti futuri al sistema contributivo che è rigido e più rispondente ad una concezione di tipo assicurativo che di welfare. E’ prevedibile che le pensioni dei giovani varranno dal 30% al 60% in meno delle attuali e saranno ottenute oltre i 70 anni di età.

Già oggi possiamo avere un assaggio di quanto possano essere povere le pensioni legate a condizioni di estrema precarietà e assenza di tutele guardando gli importi dei primi pensionamenti dei lavoratori parasubordinati (quelli iscritti alla gestione separata dell’Inps), riconducibili per intero al calcolo con il contributivo.
Secondo un rapporto dell’Inps l’importo medio delle pensioni liquidate nel 2015 è di 169 euro al mese. Una cifra assolutamente irrisoria, certamente viziata dal fatto che gli anni di versamenti alla gestione separata (istituita nel ’96) non superano i 20 e che la percentuale di contributi conferita soprattutto all’inizio era bassa, ma comunque una cifra talmente misera da allarmare tutti coloro la cui posizione rientra in questo regime perché non è che anche arrivando a raddoppiare o triplicare questi importi si possa parlare di trattamenti dignitosi.

Se consentire ai giovani l’accesso al lavoro in un’età ragionevole e ridurne lo stato di precarietà sono condizioni importanti per evitare di costruire un esercito di futuri pensionati poveri, occorre anche apporre dei correttivi al sistema contributivo (in cui ricadono per intero le nuove generazioni) e ripensare la stessa gestione separata.
In tale ambito è necessario prevedere anche forme di contribuzione figurativa per far fronte alle difficoltà che possono intervenire nella vita e nel lavoro delle persone.
Oggi chi è nel contributivo non ha il diritto all’integrazione al minimo. Vi sono così casi di invalidi – con inabilità assoluta – che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 (quindi rientranti in toto nel sistema contributivo) che percepiscono pensioni da poco più di 250 euro lordi con cui dovrebbero vivere.
Per non parlare dei voucher che nel Veneto presentano una media retributiva di 596 euro all’anno e stanno diventando una modalità lavorativa consolidata soprattutto tra i giovani. Quella che frutteranno per una gran massa degli interessati non sarà nemmeno una pensione, pur versando i contributi, visto che per avere un accredito contributivo devono raggiungere almeno i 1.200 euro l’anno di voucher incassati. E qui coloro che ci arrivano sono davvero molto pochi.


Nel Veneto solo il 55% dei giovani (fino a 30 anni) lavora ed il 49% è precario

totale giovani che hanno lavorato*                394.743
popolazione 15-29 anni                                      708.309
% giovani che hanno lavorato                                  55%

di cui
giovani con rapporti precari                             191.730
% giovani con rapporti precari                               49%

 *Compresi 55.000 occupati con voucher e 32.000 con stage e tirocini