DA PADOVA IL VIA ALLA CAMPAGNA REFERENDARIA

foto assemblea referendum defCon la riunione della propria Assemblea Generale, la Cgil di Padova ha aperto il 18 gennaio la campagna referendaria sui voucher e sulla responsabilità solidale negli appalti.
Davanti ad oltre 300 persone che hanno affollato la sala, ha aperto i lavori Christian Ferrari, Segretario Generale della Cgil di Padova. Sono seguiti numerosi interventi di lavoratori, delegati e sindacalisti, tra i quali i dipendenti delle Fonderie Anselmi che rischiano di perdere il loro posto di lavoro e sono in presidio permanente per salvaguardare i beni dell’azienda.
Le conclusioni sono state affidate a Franco Martini della Segreteria nazionale della Cgil.

“Siamo in campagna elettorale”, ha esordito Ferrari ripercorrendo la cronaca delle ultime settimane ed il clima che è montato, fino al giudizio della Corte Costituzionale che ha ammesso soltanto i quesiti su voucher ed appalti scartando quello sui licenziamenti illegittimi.
“È stata netta- dice Ferrari – la sensazione che da parte di molti si tema il voto popolare.
Non possiamo non notare un cambio di registro significativo anche rispetto al referendum sulla riforma costituzionale quando addirittura fu lo stesso Governo a promuovere la consultazione popolare.
Questa volta invece possiamo dire tranquillamente che si è fatto di tutto per evitare il pronunciamento popolare. È davvero strano perché se si è convinti della bontà delle proprie scelte non si dovrebbe aver paura del giudizio dei cittadini, anzi!
Emblematiche le reazioni all’indomani della pronuncia della Consulta da parte di molti: e mi riferisco ai “sospiri di sollievo”, se non addirittura alla vera e propria esultanza. E per cosa? Per il semplice fatto che il Popolo sovrano non potrà esprimersi sul tema, concreto e vero, dei licenziamenti illegittimi.
Noi, ovviamente, rispettiamo la Corte costituzionale e anche la sua sentenza. Aspettiamo però le motivazioni che leggeremo con molto rispetto ma con altrettanto interesse e curiosità: innanzitutto per capire le ragioni del cambio di un orientamento uniforme e consolidato nel tempo, visto che più volte in passato, e in particolare nel 2003 fu considerato pacificamente ammissibile un quesito con effetto ben più manipolativo di quello che abbiamo presentato noi perché prevedeva l’estensione dell’articolo 18 a tutte le aziende, comprese quelle con un unico dipendente”.

La Cgil, ha continuato Ferrari, continuerà la battaglia contro la liberalizzazione dei licenziamenti illegittimi e la conseguente monetizzazione del lavoro, “una battaglia che parla innanzitutto alle giovani generazioni, perché è a loro che è stato tolto l’art. 18”. Resta il fatto che sui 2 quesiti su cui gli Italiani saranno chiamati a votare ci sarà un confronto di grande valenza politica poiché la vittoria del Sì implica “un ripensamento complessivo e radicale delle condizioni e del diritto del lavoro nel paese” ed è una spinta a “cambiare direzione e invertire quella tendenza che ha reso sempre più precario, più povero, più ricattabile, più frantumato il lavoro”.
Forti sono i punti di sofferenza: “il lavoro che manca con la disoccupazione generale al 12% e quella giovanile al 40%; l’emergenza sociale con 4,6 milioni di italiani in condizione di povertà assoluta (triplicati in pochissimi anni) e ben 17,5 milioni di persone in stato di povertà relativa o a rischio esclusione sociale: il livello crescente delle disuguaglianze che vede i primi 7 miliardari in Italia possedere quanto il 30% dei 20 milioni più poveri, e il 20% della popolazione più ricca detenere ben il 70% della ricchezza nazionale”.
Che dire, di fronte a queste cifre di coloro che si scandalizzano e si indignano di fronte alla nostra proposta di Patrimoniale sulle grandi ricchezze per finanziare un piano straordinario per il lavoro?.
“Se non si rimettono al centro – ammonisce Ferrari – la “questione sociale”, l’obiettivo della piena e buona occupazione, la riduzione delle disuguaglianze, il paese non uscirà mai dall’attuale condizione di crisi e anzi vedrà sempre più a rischio la sua stessa tenuta democratica.

Con i nostri 2 referendum noi offriamo a tutti una possibilità di riscatto e di cambiamento. A cominciare, evidentemente, dai temi specifici oggetto dei due quesiti che riguardano condizioni tutt’altro che marginali.
Il tema degli appalti – delle esternalizzazioni, delle terziarizzazioni, della progressiva frantumazione dei cicli produttivi lo conosciamo sin troppo e lo abbiamo visto estendersi. Una vera e propria esplosione che ha cambiato negli ultimi 15 anni la forma dell’impresa, i modelli organizzativi, le condizioni salariali, normative e materiali di tantissimi lavoratori.
Un modello fondato su un deficit di innovazione e di investimenti che è stato scaricato sul lavoro, nella ricerca di massimizzazione dei profitti”.
Quanto ai Voucher, abbiamo assistito ad un incremento del 27.000% negli ultimi anni, di questo strumento “che è stato totalmente snaturato rispetto alla sua configurazione originaria e che oggi è diventato la forma più radicale della precarietà e della mercificazione del lavoro, in cui non hai diritti, non hai tutele, non hai coperture, non hai nemmeno un rapporto di lavoro.
Dicono che il fenomeno è irrilevante, ma già oggi circa il 7% del lavoro passa per i voucher; dicono che riguarda soprattutto pensionati o studenti, invece la stragrande maggioranza è rappresentata da lavoratori visto che la media di età è di 35 anni. Dicono che serve per far emergere il lavoro nero mentre sappiamo bene che nei fatti è accaduto esattamente il contrario.
Oggi i voucher sono utilizzati in sostituzione del lavoro subordinato o del lavoro flessibile “strutturato”, contrattualizzato; sono diventati nient’altro che uno strumento di dumping contrattuale nei confronti del lavoro regolare, una nuova ed estrema forma di lavoro precario in aggiunta alle tante già esistenti, e per giunta utilizzabile a 360 gradi”.

Ferrari ha quindi illustrato la posizione della Cgil: da una parte un si per cancellare le attuali norme sui voucher, dall’altra la proposta contenuta nella nostra Carta (artt. 80 e 81) di una nuova e diversa disciplina del lavoro occasionale che punta: innanzitutto alla sua contrattualizzazione, perché anche il lavoro occasionale deve presupporre un rapporto di lavoro; quindi alla rigorosa limitazione soggettiva e oggettiva del suo ambito di applicazione (solo studenti, pensionati, inoccupati e disoccupati e solo per piccoli lavori occasionali, e per un massimo di € 2.500 all’anno); e che punta ad introdurre anche una forma di intermediazione pubblica finalizzata al controllo e alla prevenzione degli eventuali abusi. Il Parlamento – chiede Ferrari – vuole intervenire legislativamente ed evitare il referendum? Benissimo, recepisca la nostra proposta!
“Intanto un primo risultato – prosegue – noi lo abbiamo già portato a casa: siamo riusciti a riportare al centro della discussione pubblica e dell’agenda politica del paese il lavoro. Dopo anni di discussioni tutte improntate sul “pensiero unico” della flessibilità, della marginalità, della subalternità del lavoro, finalmente si inizia a parlare di lavoro in tutt’altro modo, e in tutt’altro senso, con un altro taglio e un’altra prospettiva.
Abbiamo lo sguardo ben fisso sul futuro – in particolare proprio su ciò che avverrà nei prossimi anni di fronte alle grandissime possibilità del progresso tecnologico – quando tuttavia la digitalizzazione, la robotizzazione e l’automazione dei processi produttivi – se non governate e orientate in senso sociale e inclusivo – rischieranno di cancellare milioni di posti di lavoro nei settori più diversi dell’industria e dei servizi.
Possiamo pensare di affrontare la straordinaria sfida del progresso tecnologico, della nuova rivoluzione industriale, con i voucher, con lo sfruttamento negli appalti, e più in generale con un modello di lavoro povero, precario e subalterno?
Noi pensiamo di no e pensiamo che questa sia la vera portata della sfida che tutti abbiamo di fronte”