PATRONATI: IL GOVERNO TAGLIA BRUTALMENTE I FINANZIAMENTI. INDIGNAZIONE IN TUTTO IL VENETO DI LAVORATORI E PENSIONATI CHE NE SUBIRANNO LE CONSEGUENZE

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Appena un anno fa 1.200.000 cittadini (oltre 100.000 nel Veneto) hanno chiesto con la propria firma che non si tagliassero i fondi ai patronati sindacali (Acli, Inas Cisl, Inca Cgil, Ital Uil) poiché ciò avrebbe compromesso la gratuità delle prestazioni penalizzando lavoratori e pensionati nei momenti più delicati della loro vita.

La forte mobilitazione popolare indusse il Governo a rivedere quel provvedimento e a chiedere, nel contempo, una riforma dei patronati. Ma oggi, con la nuova Legge di Stabilità il Governo è reintervenuto a gamba tesa prospettando un nuovo taglio, inizialmente di 48, ed ora (dopo il passaggio in Senato) di 28 milioni di euro e perfino la manomissione dell’aliquota destinata al fondo patronati alimentato esclusivamente dai contributi dei lavoratori che in tal modo concorrono a sostenere le prestazioni a proprio favore.

Per capire la portata della questione, si pensi che ogni anno si rivolgono ai patronati 6.700.000 persone a livello nazionale, di cui oltre 670.000 in Veneto. La maggior parte delle pratiche svolte nelle 167 sedi presenti in regione (530.000) riguarda l’area previdenziale (l’accesso alle pensione, le salvaguardie, la verifica dei contributi) in cui sono incluse anche 225.000 richieste di prestazioni a sostegno del reddito (mobilità, indennità di disoccupazione, maternità e congedi, assegni al nucleo familiare). Seguono le prestazioni assistenziali (106.000) quali ad esempio le invalidità civili, le indennità di accompagnamento ed il rinnovo dei titoli di soggiorno, e tutto il capitolo dei danni da lavoro (infortuni e malattie professionali), in costante aumento (quasi 32.000 a fronte degli 11.000 di qualche anno fa).

Intanto, mentre in molti territori del Veneto si stanno in queste ore valutando iniziative che rendano visibile una larga protesta che va ben oltre le sedi dei patronati, Acli, Inas, Inca e Ital si sono rivolti ai parlamentari di tutti gli schieramenti cui hanno indirizzato una lettera per chiedere la soppressione della norma contenente i tagli (oltre ai patronati un analogo pesante provvedimento riguarda i Caf con conseguenti aggravi degli oneri su lavoratori e pensionati), definiti “inspiegabili ed intollerabili” e che, aggiunti al “ritardo cronico che affligge i pagamenti” da parte del Ministero, rendono la situazione insostenibile.

La lettera ricostruisce anche la vicenda legata alla riforma decisa un anno fa cui i patronati, “nonostante le conseguenze sul piano organizzativo e delle risorse”, hanno creduto, delineando “una revisione improntata alla razionalizzazione del sistema, alla trasparenza nell’utilizzo delle risorse e all’ampliamento dell’attività”. Pensavamo – scrivono i patronati – che le decisioni assunte l’anno scorso dal Parlamento “dovessero valere per il restante periodo della legislatura, non mutando i protagonisti, gli argomenti e le motivazioni” e non a caso lo stesso Servizio Tecnico di Camera e Senato sulla Legge di Stabilità sostiene che “andrebbe attentamente ponderata la effettiva praticabilità di ulteriori riduzioni degli stanziamenti alla luce dei ripetuti interventi già operati in precedenza.”

Insomma questi tagli sembrano davvero immotivati e non porterebbero nemmeno risparmi alle casse pubbliche visto che se lo Stato assumesse in proprio il lavoro dei patronati dovrebbe aumentare gli organici di Inps, Inail e Ministero degli Interni di oltre 6.000 unità con un aggravio di oltre 650 milioni di euro rispetto alla spesa attuale.

In alternativa, i cittadini sarebbero lasciati soli senza la possibilità di esigere il rispetto dei diritti garantiti dalla legge.

Per firmare vai su: www.change.org/p/non-restiamo-senza-assistenza-fiscale-non-restiamo-senzacaf

Scarica il volantino “facciamo chiarezza” (pdf)

Scarica il volantino “#iocimettolafaccia #xidiritti” (pdf)