No ad aperture al buio e senza regole

Le riaperture al buio e senza regole di Zaia rappresentano un pericolo molto serio per la salute delle lavoratrici e dei lavoratori veneti.

Dichiarazione di Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto:

“Ad ascoltare le dichiarazioni rilasciate oggi dal Presidente Zaia, c’è davvero da essere preoccupati in vista di cosa potrà accadere a partire da lunedì 18 maggio.
E il primo elemento di preoccupazione è legato alla decisione, che appare già assunta, di riaprire tutte le attività economiche, indistintamente.
Si tratta, evidentemente, di una scelta al buio, perché un minimo di saggezza consiglierebbe di verificare almeno gli indicatori e i numeri dei contagi questo fine settimana, un tempo congruo per misurare gli effetti delle prime riaperture dello scorso 4 maggio, che hanno riportato al lavoro circa mezzo milione di veneti.

Come se non bastasse la forzatura temporale, Zaia ne propone una seconda addirittura sulle regole da osservare per aprire in sicurezza, a cominciare dalle linee guida di INAIL e Istituto Superiore di Sanità.
Stiamo parlando di misure che non sono assunte arbitrariamente da questo o quel Ministro, o da questo o quel burocrate romano, ma che sono dettate dalle autorità sanitarie competenti e fondate su rigorosi criteri scientifici.
Questi criteri non cambiano a seconda della latitudine e non possono che essere valide su tutto il territorio nazionale. Il rischio di contagiarsi in un luogo chiuso per un lavoratore, un cliente, lo stesso titolare di un’attività commerciale è uguale a Catanzaro come a Venezia.
Il Presidente Zaia ha il compito di preoccuparsi non solo delle Categorie economiche, ma della salute dei lavoratori e dei cittadini che tra qualche giorno rientreranno in un bar, andranno da un parrucchiere, o in una località turistica. Anzi questa dovrebbe essere la sua prima preoccupazione.
Far finta di niente, fare come se il pericolo di contagio non esistesse, non aiuta nemmeno gli esercizi commerciali e le attività produttive che riapriranno, perché se le persone non si sentiranno sicure non torneranno a frequentarli, e questo farebbe molti più danni dei metri stabiliti per separare un tavolo da un altro.

La Cgil, comunque, non accetterà alcuna violazione o forzatura delle prescrizioni sanitarie nazionali, e farà tutto ciò che è nelle sue possibilità per tutelare la salute delle lavoratrici e dei lavoratori”.