MORTI SUL LAVORO: LA FIOM PUNTA IL DITO

Dopo gli ultimi gravissimi incidenti sul lavoro che hanno funestato il Veneto in questi giorni, la Fiom regionale denuncia le criticità e chiede sia posto un vincolo sulla sicurezza per le aziende che accedono a finanziamenti pubblici.

“Stiamo assistendo – sostiene la Fiom in un comunicato – ad una ripresa preoccupante degli incidenti mortali nei luoghi di lavoro, sia nel paese sia nel Veneto.
Secondo i dati resi noti dall’INAIL nel mese di luglio i lavoratori deceduti a seguito di infortunio sul posto di lavoro sono aumentati del 5,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con un sensibile aumento, attorno al 10%, nel settore dell’industria e dei servizi. Allo stesso tempo in aumento risultano essere anche il numero di denunce di infortuni non mortali (+1,3%), che spesso provocano danni invalidanti e permanenti.

Sono dati preoccupanti che colpiscono pesantemente anche la nostra regione che vede essa stessa aumentare il numero delle denunce di infortunio e delle persone decedute sul lavoro: nel Veneto dall’inizio del 2017 e fino al mese di luglio sono oltre 40 i morti per infortunio sul lavoro. Un vero e proprio bollettino di guerra, continuamente in aggiornamento, come dimostra quanto accaduto sabato scorso alla acciaieria NLMK dove ha perso la vita un giovane lavoratore, Iuan Craiu, dipendente di una ditta di appalto del veronese.

Come non vedere – prosegue la Fiom –  il nesso tra la crisi, il crollo degli investimenti nelle aziende, e le ricadute drammatiche sulle condizioni di lavoro, soprattutto sulla sicurezza?
Anche nel Veneto spesso il sistema produttivo continua a perseguire la propria “crescita” e competitività sulla compressione dei costi e sulla cancellazione dei diritti dei lavoratori, e tra questi la sicurezza nei luoghi di lavoro.
La scomposizione dei cicli produttivi, il ricorso all’appalto e al sub appalto, l’aumento degli orari di lavoro per rispondere alle sollecitazione del mercato e a nuove commesse di lavoro, la precarietà dei rapporti di lavoro che non consente una adeguata formazione ai lavoratori, (anche nel Veneto sono in forte aumento le assunzioni con contratti precari a tempo determinato, il ricorso a stage e tirocini spesso neanche retribuiti, mentre sono in forte diminuzione le assunzioni con contratti a tempo indeterminato) sono la base di un sistema produttivo che antepone la pura ricerca del profitto al rispetto delle leggi, dei contratti, e delle regole che sovraintendono alla sicurezza e alla salute nei luoghi di lavoro.

Questi dati drammatici – conclude la segreteria regionale del sindacato dei metalmeccanici Cgil – confermano che l’ingente trasferimento di risorse pubbliche verso le imprese, effetto degli incentivi e della minore contribuzione introdotti con il job act, non hanno migliorato le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Per queste ragioni occorre intervenire sul governo affinché siano introdotti vincoli ai finanziamenti alle imprese (industria 4.0, ammortamenti e super ammortamenti) finalizzati a progetti che abbiano al centro la sicurezza e la salute dei lavoratori, elevando per questa via la qualità del sistema produttivo e migliorando la condizione di lavoro”.