La Regione Veneto annuncia un nuovo studio epidemiologico sulla popolazione esposta e contaminata dai PFAS. Finalmente, ma non basta

La Regione Veneto annuncia un nuovo studio epidemiologico sulla popolazione esposta e contaminata dai PFAS. Finalmente, ma non basta

La vicinanza alle elezioni spesso fa miracoli: in dirittura d’arrivo con la fine della legislatura, e in grande ritardo rispetto alle reali necessità di salvaguardia della salute, la Giunta regionale annuncia l’avvio di uno studio di coorte sulla contaminazione ambientale da PFAS nel territorio dell’ULSS 8 Berica, con la collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità, per approfondire e stimare i rischi associati alle diverse patologie correlate e rafforzare la base scientifica per la continuità delle politiche di prevenzione e sorveglianza sanitaria. Uno studio che come Cgil Veneto chiediamo da anni, attraverso continue richieste avanzate al Presidente e agli Assessori competenti. Finalmente, quindi, ma non basta: riteniamo necessario che la nuova indagine epidemiologica debba coinvolgere anche tutti i lavoratori ex Miteni, che, come è noto, hanno i valori di PFAS nel sangue più alti in assoluto.

Da solo questo provvedimento però non è sufficiente a garantire un intervento organico e completo, con una migliore tempestività, per la messa in sicurezza e la salvaguardia ambientale dei territori inquinati e la piena tutela della salute della popolazione e dei lavoratori coinvolti da uno dei più grandi eventi di inquinamento a livello europeo.

Ribadiamo pertanto le altre proposte che da anni stiamo sollecitando alla Regione Veneto e che ora riproponiamo come impegni programmatici da assumere a tutti coloro che si candidano al nuovo Consiglio regionale e al governo della Regione:

  • la continuità e l’estensione della sorveglianza sanitaria sulla popolazione, non solo della zona rossa, sugli ex lavoratori Miteni, dell’indotto e degli altri siti produttivi più a rischio di contaminazione;
  • la messa in sicurezza e la bonifica del sito produttivo e delle falde acquifere inquinate, ad oggi ancora non attivata e continuamente rinviata, anche esercitando il potere sostitutivo della Regione;
  • il monitoraggio continuo sulla contaminazione degli alimenti di origine vegetale e animale, a partire dalla comunicazione trasparente sugli esiti degli studi già effettuati;
  • il completamento degli interventi sul sistema acquedottistico pubblico e sulla presenza diffusa dei pozzi privati per garantire l’approvvigionamento di acqua pulita per tutti gli usi e in tutte le zone coinvolte;
  • l’applicazione delle soglie di tolleranza più basse per gli scarichi dei PFAS nelle acque potabili, anche in riferimento alla nuova pericolosa famiglia dei TFA.

Riteniamo inoltre oramai necessario attivare nel sistema produttivo veneto un percorso di promozione, supporto e incentivazioni mirato a processi di riconversione produttiva finalizzati a ridurre a monte i fattori di rischio, a rafforzare i sistemi di filtraggio e depurazione, a eliminare e sostituire le sostanze più tossiche e nocive.

Silvana Fanelli, Segreteria regionale Cgil Veneto

Continuando a navigare sul sito acconsenti all'uso di Cookie Tecnici che permettono di offrire la migliore esperienza di navigazione, come descritto nell'informatva sulla privacy.