LA CGIL DI VENEZIA INTERVIENE SUL CASO DEI PROFUGHI A ERACLEA

Un’emergenza da affrontare responsabilmente, non da negare con sterili proclami.

Questo il comunicato del 19 giugno:

“La situazione di conflittualità sorta attorno ai profughi ospitati ad Eraclea ha messo in evidenza le negatività legate alla ricerca di soluzioni affrettate, da un lato, e dalla rinuncia della Regione a svolgere il proprio dovere istituzionale preferendo lanciare barriere, dall’altro.

L’ipotesi ora messa in campo dal Comune che ha individuato un’area idonea ad ospitare i profughi e modalità di accoglienza rispettose della dignità delle persone ripudiando l’idea di tendopoli o altri tipi di concentramento, è l’esempio di un approccio responsabile e costruttivo con cui far fronte a problemi umanitari dalla portata enorme che i proclami del Governatore del Veneto, per quanto gridati a voce alta, non riusciranno a fermare.

Le soluzioni vanno trovate preferendo sistemazioni per piccoli gruppi e richiamando ad un’assunzione di responsabilità tutte le amministrazioni locali. Negare l’accoglienza non significa nulla, tanto più a fronte di impegni che si è tenuti a rispettare.

Quello delle persone fuggite dalle guerre e dalle persecuzioni è un problema con cui dovremo fare i conti per un periodo non breve.  Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, vi sono 60 milioni di migranti forzati e la metà degli sfollati o richiedenti asilo sono bambini.

Domani, sabato 20 giugno, una delegazione della Cgil di Venezia e del Veneto sarà a Roma per partecipare ad una manifestazione in piazza del Colosseo organizzata da varie associazioni. Lo scopo è quello di porre fine alle stragi nel Mediterraneo chiedendo all’Europa un impegno diverso dagli interventi armati contri i barconi per aprire corridoi umanitari e vie d’accesso legali al territorio europeo e consentire ai profughi di scegliere il paese dove andare.

Solleciteremo la costruzione in Italia e nell’Unione di un sistema di accoglienza diffuso, per piccoli gruppi, affinché si chiuda definitivamente la stagione dell’emergenza permanente e delle grandi concentrazioni che, tra l’altro, ha prodotto e rischia di produrre ancora corruzione e malaffare.

Infine chiederemo di lavorare per la pace, la cooperazione e lo sviluppo perché solo bloccando le guerre, le sopraffazioni e la miseria si aprirà la strada ad un nuovo ordine mondiale di sviluppo e prosperità”.