La Cgil del Veneto sulla stagione turistica invernale

Con 1231 morti dal primo novembre a oggi in Veneto, è pensabile aprire tra pochi giorni la stagione turistica invernale?
​Dal primo novembre a oggi 1231 cittadini veneti hanno perso la vita a causa dal Covid. 2529 persone sono tutt’ora ricoverati in ospedale in area non critica, 324 in terapia intensiva. I nuovi contagiati del 25 novembre sono 2660.

“Alla luce di numeri così drammatici – dichiara Christian Ferrari, segretario generale della Cgil del Veneto – le scelte delle istituzioni nazionali e regionali devono essere guidate dalla massima prudenza.
Anche oggi – prosegue Ferrari – sono morte 76 persone e ci sono stati 80 nuovi ricoveri. La pressione sugli ospedali è inaudita, medici e infermieri lavorano a ritmi disumani e rischiano la salute ogni giorno. Siamo in fascia rossa secondo gli stessi parametri approntati dalla Regione. Le scuole superiori sono chiuse e non c’è ancora una data per la loro riapertura.
Immaginare, in questa situazione, di aprire la stagione sciistica – come chiedono le Regioni – appare un azzardo potenzialmente gravido di pesantissime conseguenze.
Non possiamo non aver imparato nulla da quello che è successo fin qui.
Da quello che è accaduto a marzo, quando – come sostengono importanti istituzioni scientifiche europee – dalle zone turistiche di montagna austriache è partita un’infezione che ha portato il contagio in buona parte dei paesi del Nord Europa, e qualcosa di simile è successa sulle montagne italiane, con turisti che si sono positivizzati e hanno poi portato il virus nelle regioni di residenza.
Da quello che è accaduto questa estate, quando negli assembramenti dei luoghi di vacanza si è riaccesa l’epidemia. Con una differenza significativa, peraltro, perché i numeri di giugno erano infinitamente migliori di quelli attuali, visto che siamo ancora pienamente immersi nella seconda ondata.

Ricordare tutto questo non vuol dire ignorare il danno economico che la mancata apertura della stagione turistica invernale comporta, anzi una scelta restrittiva da parte del Governo nazionale dovrebbe essere accompagnata dallo stanziamento delle risorse necessarie per sostenere le aziende e i lavoratori; ma vuol dire preoccuparsi anche di ciò che un peggioramento del contagio comporterebbe a gennaio, costringendoci a misure restrittive molto più pesanti delle attuali, che interesserebbero inevitabilmente anche le tante attività produttive che – contrariamente alla scorsa primavera – sono aperte nella grande maggioranza dei casi.
Il Comitato tecnico scientifico nazionale si è già espresso chiaramente sui pericoli che si corrono. Il Cts del Veneto e quelli delle altre regioni interessate sono di diverso avviso?
Non sarebbe meglio concentrarsi sulla riapertura delle scuole, creando tutte le condizioni per aprire in sicurezza, piuttosto che rischiare di peggiorare ulteriormente la situazione e condannare le ragazze e i ragazzi italiani alla didattica a distanza anche per i prossimi mesi?
Non viviamo tempi ordinari, e in tempi eccezionali, come sono quelli di una pandemia, è fondamentale saper scegliere le priorità, e mettere al primo posto la salute pubblica”.