La Cgil del Veneto sulla maxi fronde fiscale scoperta nella nostra Regione

Ennesima maxi frode fiscale (sequestrati 16 milioni di euro) scoperta in Veneto. A pagare il prezzo dell’illegalità sempre più diffusa, ancora una volta, i lavoratori (ben 400).

Dichiarazione di Silvana Fanelli, segreteria confederale Cgil veneto:

La maxi frode fiscale scoperta nella nostra Regione (come ricostruisce il Tgr Veneto) conta 46 indagati, 16 milioni di euro sequestrati, 35 aziende coinvolte non solo del nostro territorio, ma anche della Puglia (in particolare delle province di Venezia, Treviso e Lecce). Il meccanismo è quello delle “società cartiere”, utilizzate per produrre documenti allo scopo di evadere tasse e contributi previdenziali. Tali società assumevano lavoratori (ben 400) che venivano impiegati da altre aziende nel montaggio di mobili e arredi e negli stand fieristici. Si trattava di finti subappalti che consentivano evasione contributiva e l’incasso di crediti Iva per false fatturazione per 25 milioni di euro.

Desideriamo innanzitutto ringraziare – dichiara Silvana Fanelli, della segreteria confederale della Cgil del Veneto – l’Inps, da cui è partita la segnalazione, e la Guardia di Finanza che ha smantellato una vera e propria organizzazione dedita all’illegalità economica. Gli apparati dello Stato stanno svolgendo un lavoro preziosissimo per garantire la correttezza e il rispetto delle regole nel nostro tessuto produttivo e, nel farlo, tutelano i più deboli che, anche in questo caso, sono i lavoratori i quali non si vedono riconosciuti i diritti più elementari, come il versamento dei contributi previdenziali. Ma da parte di chi intende il rapporto di lavoro come occasione di arricchimento senza freni e senza leggi questo è solo uno dei soprusi che viene perpetrato”.

Anche questa inchiesta – prosegue la sindacalista – dimostra la necessità di rivedere il meccanismo degli appalti e dei subappalti nel settore privato, diventato ormai una vera e propria giungla dove vige la legge del più forte. E a pagare il prezzo di questa deregolamentazione di fatto non sono solo i lavoratori, ma anche le imprese che si comportano correttamente, oltre all’intera società che si vede privata di risorse che la tassazione dovrebbe garantire, proprio in un momento in cui a causa della pandemia sono necessari investimenti cospicui nella sanità e nel sistema di welfare”.

Mentre tutto ciò accada con sempre più frequenza – conclude Silvana Fanelli – le proposte avanzate da molte forze politiche vanno nella direzione opposta rispetto a quella giusta: allentare i controlli, abolire il codice degli appalti, eliminare i pochi vincoli che ancora permangono. Tutte proposte giustificate dalla presunta necessità di utilizzare velocemente le ingenti risorse messe a disposizione dall’Unione europea per affrontare la crisi economica determinata dalla pandemia. Noi pensiamo esattamente il contrario: la prima misura per garantire una ripresa del nostro Paese e garantire la legalità economica e il rispetto della sicurezza e dei diritti dei lavoratori. Il rischio, altrimenti, è che a ripartire non sia il nostro tessuto produttivo, ma sia la criminalità organizzata a insediarsi ancor più in profondità nel nostro territorio”.