IN ITALIA LA DISOCCUPAZIONE POTENZIALE È AL 18,5%

In Italia la disoccupazione potenziale è di circa 2 milioni in più rispetto al dato ufficiale. È quanto emerge dal rapporto della Fondazione Di Vittorio, dal titolo “La disoccupazione dopo la grande crisi”, aggiornato al 2016.

Per misurare lo stato di salute del lavoro in Italia, la Fondazione Di Vittorio ha elaborato un’ulteriore stima della disoccupazione, “il tasso di disoccupazione potenziale”, utilizzando le rilevazioni della Bce e la percezione degli intervistati della Rilevazione Continua della Forza Lavoro Istat. Nella ricerca vengono considerati non solo i disoccupati formalmente riconosciuti, ma anche le persone che all’interno delle forze di lavoro potenziali aggiuntive (FLPA), riferiscono di sentirsi in cerca di occupazione (condizione percepita). Il tasso di disoccupazione schizza così al 18,5%, ben 6,8 punti sopra il tasso ufficiale, e il numero dei disoccupati sale a 5 milioni e 200 mila.
Lo studio fornisce ulteriori stime (disoccupazione allargata, sottoutilizzo della forza lavoro) che confermano uno svantaggio dell’Italia rispetto all’Europa.

La segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti evidenzia il “quadro di grave sofferenza del mercato del lavoro” che emerge dalla rilevazione e che indica come “la crescita non solo non è consolidata, ma è costituita prevalentemente da lavoro povero e debole”.
Per la dirigente sindacale “sono state fallimentari le politiche che per favorire la ripresa occupazionale e la crescita del lavoro stabile hanno puntato sulla strada delle decontribuzioni temporanee e generalizzate e sulla deregolamentazione e decontrattualizzazione dei rapporti di lavoro, come nel caso del lavoro occasionale, con l’idea che ciò potesse far emergere il lavoro nero e sommerso”.
È invece indispensabile, osserva Scacchetti “rimettere in moto gli investimenti, pubblici e privati, per favorire la crescita e l’occupazione, in particolare giovanile e femminile, intervenendo così sul lato della domanda di lavoro. È determinante investire sulla qualità dell’occupazione, anche in termini di diritti, perché la crescita del lavoro povero alimenta il bacino dei sottoccupati e frena una crescita basata su innovazione, valorizzazione delle competenze, ricerca.
Va rafforzato poi – conclude Scacchetti – l’investimento sulle politiche attive, a partire dal ruolo dei centri per l’impiego, cruciali per contrastare gli alti tassi di inattività nelle aree più deboli del Paese e per i soggetti più a rischio”.

Il rapporto della fondazione Di Vittorio