Incontro con la Regione: nessuna forzatura sulla riapertura

“LA REGIONE VENETO SI È IMPEGNATA AD EVITARE QUALUNQUE FORZATURA SULLA RIAPERTURA, SUI TEMPI E SUI CODICI ATECO. UN’IMPOSTAZIONE CONDIVISA DAI SINDACATI”
– di Christian Ferrari –

“Nell’incontro di oggi con le parti sociali per illustrare la proposta di piano per riaprire le attività produttive IN SICUREZZA è intervenuta una novità importante rispetto alle precedenti riunioni.
L’assessore Lanzarin ha affermato che NON CI SARÀ NESSUNA FORZATURA rispetto alle vigenti disposizioni nazionali del Governo, sia per quanto riguarda i tempi del lockdown, prolungato con l’ultimo DPCM al prossimo 3 maggio, sia per quanto riguarda le misure restrittive ed i codici Ateco.
Le stesse sperimentazioni delle misure di prevenzione dai contagi nei luoghi di lavoro, potranno avvenire tassativamente nelle sole attività già aperte e in coerenza ed attuazione del Protocollo nazionale sottoscritto dalle Parti sociali lo scorso 14 marzo.
Per il resto, tutto sarà deciso in coordinamento con il Governo e le autorità sanitarie nazionali. Si tratta di una novità importante che non possiamo non salutare con soddisfazione.
La famosa fase 2, di cui tutti parlano, non può che avvenire in un quadro nazionale, e non frammentato regione per regione. Perché il timing, la tutela della salute pubblica e di quella dei lavoratori, i test diagnostici, e in generale la strategia della ripartenza produttiva, hanno senso solo se hanno una regia e un indirizzo nazionale.

Il tutto va preparato con gradualità, in maniera rigorosa, e nelle massime garanzie di sicurezza, altrimenti si corrono rischi drammatici. La situazione, ad oggi, è ancora molto preoccupante.
La circolazione del virus, nonostante il calo della curva dei contagi, è ancora molto alta nella popolazione. Gli asintomatici potrebbero essere molto numerosi. Il 90% della popolazione non è stata ancora toccata dal virus.
Stando così le cose, ci sono delle precondizioni irrinunciabili, prima di mettere in campo qualunque ipotesi di allentamento delle misure restrittive.
Servono test e tamponi diffusi e a tutti per la rapida identificazione dei contagiati, vanno resi disponibili a tutti i dispositivi di protezione individuale (parliamo di milioni di Dpi al giorno), vanno garantite sanificazioni quotidiane degli ambienti di lavoro.
Bisogna proseguire con il distanziamento e la rarefazione sociale sia nella dimensione spaziale sia in quella temporale. Perciò vanno riorganizzati gli spazi, i tempi, i turni, i processi produttivi, la mobilità, in particolare quella pubblica. Su quest’ultima, il coordinamento non può che essere della Regione, con il coinvolgimento degli enti locali e delle aziende di trasporto pubblico.
Alla scadenza prevista dall’ultimo DPCM mancano appena 10 giorni lavorativi, e il lavoro da fare è enorme.
Evitiamo quindi qualunque forzatura e qualunque accelerazione nelle riaperture, e lavoriamo invece per farci trovare pronti sperando che nelle prossime due settimane la riduzione dei contagi sia tale da metterci nelle condizione di ripartire.
Usiamo, una volta che finirà il lockdown, tutta la gradualità e la cautela che servono.
Se non saremo prudenti, rischiamo di annullare tutti i sacrifici fatti fin qui, di mettere a rischio la salute e la stessa vita di tante persone, e di far arrivare un nuovo tsunami sulle strutture sanitarie.
NON SI POSSONO DEFINIRE MEDICI E INFERMIERI EROI CHE RISCHIANO LA VITA, PER POI NON FARE TUTTO CIÒ CHE È POSSIBILE PERCHÉ NON RIPIOMBINO NEL DRAMMA DI APPENA QUALCHE SETTIMANA FA”.

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