Il finto antifascismo della Giunta regionale

Dichiarazione di Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto

“Il dibattito che si è sviluppato dentro la maggioranza di Palazzo Ferro Fini, dopo le inaccettabili parole pronunciate dall’assessore Donazzan in una trasmissione radiofonica, è stato ammantato fin dal principio da una grande ipocrisia.
E l’esito della discussione di oggi in Consiglio regionale ne è la conferma.
L’assessore, infatti, non è nuova a questo tipo di uscite e ne ha fatte anche di più gravi.
Che non siano mai state un ostacolo alla sua nomina è semplicemente la conseguenza di una lunga fase in cui l’antifascismo è stato considerato da chi guida la Regione un inutile orpello.
Qui in Veneto, fino a poco tempo fa, secondo il presidente Zaia il 25 aprile non era la festa della Liberazione, ma la festa di San Marco.
Lo stesso presidente non ha battuto ciglio di fronte alle numerose incursioni revisioniste portate avanti perfino in ambito scolastico.
Un atteggiamento che, peraltro, non è prerogativa solo di Palazzo Balbi, perché non sono poche le città venete, alcune anche di primissimo piano, governate da coalizioni che annoverano anche esponenti neofascisti tra le loro fila.
E non è infine un caso che proprio in Veneto le posizioni contro i diritti delle donne siano state recentemente celebrate in congressi che hanno richiamato i rappresentanti della peggiore Destra estremista d’Europa e del mondo.
È arrivato il momento di fare finalmente i conti con il passato e approdare definitivamente ai valori che sono alla base della nostra convivenza civile: la libertà, la democrazia, la solidarietà e la giustizia sociale.
Quanto accaduto pochi giorni fa a Washington dimostra che la democrazia è una costruzione fragile, da custodire e rinforzare ogni giorno.
L’ambiguità o, peggio, la connivenza con i movimenti neofascisti finisce inevitabilmente con l’assalto ai Parlamenti democratici.
Anche in Veneto è necessaria una svolta netta, culturale prima ancora che politica.
Non basta un passaggio estemporaneo o opportunistico, tanto meno un’occasione per regolare i conti interni alla maggioranza di centrodestra.
L’antifascismo non può essere un pretesto, è la radice della nostra democrazia repubblicana”.