IKEA: SALTATE LE TRATTATIVE. DOPO QUELLO DI SABATO SCORSO, NUOVO SCIOPERO L’11 LUGLIO.

Il negozio Ikea di Padova-2Il tavolo delle trattative tra i Sindacati ed Ikea è saltato. Non solo l’ azienda si è dimostrata indisponibile a venire incontro alle richieste dei lavoratori, ma ha avanzato richieste inaccettabili dopo aver disdetto l’integrativo.

A questo punto è proclamato lo stato di agitazione in tutto il gruppo con una serie di scioperi e presidi, a partire da sabato 4 luglio con replica l’11 luglio. I 6000 dipendenti, che tanto hanno dato all’azienda, non ci stanno ad ipotesi di taglio delle retribuzioni.

In questo modo i 6mila dipendenti dei 21 punti vendita di Ikea – tra cui ricordiamo quello di Padova dove sono già stati attuati riuscitissimi presidi – presenti in tutta Italia intendono rispondere alle proposte definite “inaccettabili” avanzate dall’azienda al tavolo delle trattative per la ridefinizione del contratto integrativo.

Anche la multinazionale svedese, dunque, deve fare i conti con la combattività dei lavoratori italiani che già non avevano digerito la disdetta unilaterale delL’ integrativo effettuata dal gruppo nei mesi scorsi, facevano osservare Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs nel proclamare lo sciopero nazionale, il primo per il colosso del mobile low cost.

Men che meno i lavoratori sono disponibili ad accogliere l’idea di trasformare il premio aziendale fisso in elemento variabile, di ridurre drasticamente le maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo e di definire un nuovo sistema di gestione turni.

“L’azienda insiste con pervicacia a voler mettere mano alle buste paga a danno in particolare dei lavoratori più fragili”, denuncia la Filcams, secondo cui Ikea “sembra non accontentarsi più dei profitti da favola garantiti dalla propria formula di holding, franchising e fondazioni varie, ma vuole che a finanziare il proprio sviluppo siano i sacrifici dei suoi stessi dipendenti”.

Anche per la Fisascat-Cisl la risposta della multinazionale svedese è sbagliata: “alla perdita in termini di risultato operativo ed alla riduzione del fatturato non si risponde – dice – riducendo il trattamento per il lavoro domenicale e festivo ai tanti lavoratori part-time che su quei trattamenti contano per raggiungere livelli salariali dignitosi”.